Da Reggio ad Auschwitz, senza una tomba
Toccano il cuore la vicenda di Beatrice Ravà e delle sue due figlie come quella dei coniugi Melli
REGGIO EMILIA. Il lavoro preparatorio compiuto da Istoreco sulle pietre d’inciampo ha fatto emergere dettagli piccoli e grandi, commoventi quanto naturali, sulle vite di queste persone, tutte originarie del Reggiano o residenti in zona da decenni. Loro non hanno avuto una tomba, ma i loro genitori riposano ancora nel cimitero ebraico della Canalina.
Tocca il cuore la vicenda di Beatrice Ravà e delle figlie Iole e Ilma Rietti. La Ravà, affittacamere per necessità dopo la morte del marito Angelo, nata e cresciuta nel ghetto. Iole era casalinga, mentre Ilma lavorava alla Timo, l'antenata di Sip e Telecom, licenziata nel 1938 dopo la promulgazione delle leggi razziali fasciste.
Le due figlie non vogliono abbandonare la madre 66enne e tutte insieme si consegnano ai poliziotti, e vengono registrate al carcere locale come delinquenti comuni di "condizione modesta". Dopo la detenzione a Fossoli, il 22 febbraio 1944 partono su un treno verso Auschwitz, lo stesso su cui viaggia Primo Levi.
Grazie alla testimonianza della signora Ruth Wasser, una delle poche sopravvissute del trasporto, si ha testimonianza della loro fine: Beatrice, data l'età, venne selezionata per le camere a gas, mentre le giovani figlie per il lavoro. Pur di non separarsi le figlie seguirono la madre.
Benedetto Melli e la moglie Lina Jacchia, commercianti, vennero catturati al confine con la Svizzera, nel Varesotto, e riportati a Reggio e poi a Fossoli. Nella breve detenzione al campo carpigiano Melli, persona distinta e autorevole, venne eletto dai prigionieri come portavoce.
Oreste Sinigaglia, scomparso a 62 anni, era un mobiliere originario della Lombardia, dal 1904 trasferito a Reggio, dove si sposa con Alice Liuzzi-Bona, da cui avrà due figli Elvira e Cesare. Oreste vedovo, viene catturato, la cognata Ida Liuzzi muore di infarto nel suo nascondiglio ad Albinea mentre i figli si salvano, anche se ancora oggi non si conosce come.
Storia molto diversa quella delle tre sorelle Corinaldi, appartenenti a una famiglia con alcune proprietà terriere, radicatissima nel Reggiano, dove vissero sino alla prigionia nella grande villa di viale Montegrappa.
Esistenze molto diverse fra loro, unite dall'origine ebraica e da un periodo ancora da decifrare fra la cattura e il trasporto a Fossoli.
A inizio 1944 il carcere di San Tommaso era inagibile, a causa dei bombardamenti alleati, e si presume che tutti gli ebrei radunati vennero custoditi dai fascisti in un altro luogo. Probabilmente il Casino Nobili di Cavazzoli, ma al riguardo ci sono ancora ricerche da completare.
Istoreco si rivolge anzi ai cittadini: se qualcuno possiede informazioni su queste vicende, si faccia avanti, l'istituto storico reggiano sarà lietissimo di ascoltarli. Per contatti, telefonare allo 0522 - 437327.(a.a.)
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