Per la polizia Gaia è stata massacrata ma non violentata
Da capire se la 29enne che viveva a Reggio sia stata drogata. La nuova pista: la giovane legata per un sequestro-lampo
REGGIO EMILIA. «Possiamo dire che non c’era sperma nel corpo della vittima, il che non vuol dire che non vi sia stato alcun reato sessuale. I rapporti autoptici hanno dimostrato che il corpo della giovane ha subito molti colpi, è stato un crimine di estrema violenza».
Chi parla è Patricia Bezerra – vice delegato della Protezione Ufficio Turistico che presiede l’indagine – e questo è il primo responso dell’autopsia effettuata sulla 29enne Gaia Molinari, trovata morta il giorno di Natale sulla spiaggia di Jericoacoara, nel nord est del Brasile. Un omicidio che ha scosso e non poco anche la nostra città, perché Gaia ha abitato a Reggio durante gli anni universitari e qui ha lasciato tanti amici.
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Tornando all’autopsia, da completare i test tossicologici che dovranno stabilire se vi sia stata l’assunzione di alcol o di droga, ma la polizia brasiliana sta anche attendendo il test del Dna relativamente a un sospettato. In via di compoletamento pure i rilievi svolti sul luogo del delitto e il risultato della perizia telefonica sui contatti tra Gaia Molinari e Mirian Franca, la 30enne farmacista carioca conosciuta dalla vittima e ora agli arresti, sospettata di essere coinvolta nel delitto. La divisione omicidi della polizia di Fortaleza indaga pure sulla carta di credito di Gaia.
Si stanno preparando le carte per una rogatoria internazionale diretta in Francia. La 29enne abitava a Parigi, aveva infatti una carta di credito di un istituto bancario francese. Gli investigatori cercano di capire se vi sono stati prelievi di denaro insoliti. Inoltre gli inquirenti si stanno concentrando sul particolare che la giovane aveva segni di corde ai polsi. L’ipotesi investigativa è che i suoi carnefici, prima di ucciderla, l’avrebbero legata con lo scopo di chiedere un riscatto lampo.
Poi c’è la testimonianza non secondaria di una famiglia piacentina: «Abbiamo avuto una videochiamata su Skype di circa trenta minuti con Gaia, poco prima che lei fosse uccisa (intorno alle 18 della Vigilia di Natale, ndr). Le avevamo raccomandato di stare molto attenta perché nella regione del Cearà, dove si trova Jericoacoara, in pochi giorni vi erano stati 55 omicidi. Mentre io e mia moglie le parlavamo, sentivo che c’era qualcuno accanto a lei: si trattava della voce di un uomo che parlava in portoghese, ma non siamo riusciti a scorgerlo».
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