Tricolore, è la festa delle polemiche
Proteste contro le transenne in piazza, la conferenza del vescovo e la presenza di Gentiloni. Vecchi: «Rivedremo il format». Sassi: «Basta con politici che calpestano la Costituzione»
REGGIO EMILIA. Una piazza ancora in parte transennata, per una Festa nazionale della Bandiera che molti considerano troppo distante dai cittadini. E poi la lectio magistralis del vescovo, Massimo Camisasca, organizzata dal comitato Primo Tricolore e finita del mirino di Iniziativa Laica. Infine, come ogni anno, la presenza di esponenti del governo, a completare la vasta gamma di polemiche. Sono i presupposti con i quali ci si appresta a celebrare il 218esimo anniversario della nascita del primo Tricolore, che vide la luce proprio a Reggio il 7 gennaio 1797. Un simbolo di unità nazionale che rappresenta un vanto per la nostra città. Ma che, nella storia recente della festa, sembra riuscire a mettere d’accordo ben poche persone.
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A cominciare dalle discussioni intorno ad un format che l’anno scorso ha manifestato tutti i suoi limiti: una piazza transennata, con i cittadini tenuti a distanza, esclusi per motivi organizzativi dai momenti salienti della celebrazione. «Già quest’anno abbiamo fatto molto per migliorare la festa e l’anno prossimo faremo ancora di più. Dal prossimo anno dobbiamo provare ad immaginare un format diverso che rilanci un senso più popolare alla giusta e necessaria celebrazione istituzionale», ammette il sindaco, Luca Vecchi, che sottolinea i passi avanti compiuti rispetto alle celebrazioni del 2014.
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Novità che si traducono nell’eliminazione delle transenne in via Emilia, via Crispi e in tutto il percorso che porta fino all’Ariosto, dove si ritroveranno le istituzioni in tarda mattinata. In piazza Prampolini, invece, l’area transennata è stata diminuita nei limiti consentiti dai protocolli di sicurezza, liberando tutto il lato della farmacia. «Abbiamo voluto allentare nei limiti della sicurezza la percezione di una città blindata per favorire la partecipazione dei cittadini», aggiunge Vecchi, comunque soddisfatto per l’annunciata presenza di circa 500 studenti delle scuole, in un programma che vede coinvolto anche Giorgio Diritti, impegnato in una lectio magistralis multimediale.
Un appello a togliere le transenne è arrivato da Francesco Fantuzzi, ex candidato sindaco di Un’altra Reggio: «Le transenne rappresentano una metafora efficace della distanza simbolica ma al contempo reale tra gli amministratori e i cittadini - afferma – Rendiamo il 7 gennaio la festa di tutta la nostra comunità, non la consueta parata di un potere autoreferenziale».
E se le transenne sono finite nel mirino di Fantuzzi, dall’associazione Iniziativa Laica puntano il dito contro la lectio magistralis del vescovo Camisasca, in programma nel pomeriggio in Sala Tricolore: «Stupisce che a Reggio Emilia si verifichi l’ennesimo scivolone sul cammino dell’affermazione della laicità delle istituzioni proprio nel giorno in cui si celebrano il primo Tricolore e i valori repubblicani e della Costituzione». Posizione condivisa anche dal giovane consigliere comunale Pd, Dario De Lucia, che ricorda tuttavia come la conferenza del vescovo non sia organizzata dal Comune: «Nella storia d’Italia c’è un grande deficit di laicità: questa festa merita di essere destinata ad una platea più vasta, in cui anche i giovani rivestano un ruolo attivo».
Assente l’anno scorso per polemica, il vicesindaco Matteo Sassi quest’anno ci sarà e consegnerà le Costituzioni ai ragazzi delle scuole. Ma non manca di mostrare uno spirito fortemente critico, soprattutto in relazione alla presenza delle istituzioni nazionali. «Apprezzo per la prima volta la riduzione delle transenne. Sulla festa secondo me andrebbe cercato un format per attualizzare il valore del Tricolore. Certo è che negli anni spesso è accaduto che a celebrare la bandiera fossero politici che, pur avendo giurato fedeltà alla Costituzione, quella stessa Costituzione la stavano manomettendo». Un riferimento alle presenze di Gianfranco Fini, di Gianni Alemanno e di Gianni Letta, ma dal quale non sembra essere esente il ministro Paolo Gentiloni, ospite delle celebrazioni, esponente di «un governo che sta smantellando la Costituzione, con una riforma che non era in nessun programma elettorale, votata da un parlamento eletto con una legge incostituzionale»
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