La Befana torna a danzare di casa in casa, a Miscoso di Ramiseto
Ripresa una tradizione antichissima: gli abitanti in corteo cantano, mangiano e bevono in tutte le abitazioni
RAMISETO. L'abitato di Miscoso da anni rischia di diventare il disabitato di Miscoso. Ma nella notte dell’Epifania questa frazione di Ramiseto – che quando sei a Ramiseto dici «sono arrivato» e non è vero – diventa un presepe a grandezza naturale, con strade e stradine percorse nella notte da un ben strano corteo. In testa: due befane, due cantori, un maestro di fisarmonica e due che reggono un cavagno, prima vuoto e via via strabordante d'ogni ben di Dio. Il corteo parte che non è un corteo, e via via s'allunga sulla strada per "Nessunposto". Dopo Miscoso non c'è più nulla.
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E' la tradizione della Befana nelle case, e si perde nella notte dei tempi – secoli e secoli – di questo borgo appenninico, che una volta, negli anni Sessanta, contava 300 abitanti e 2.000 pecore. Gli abitanti, nel tempo, sono scivolati a valle, chi sul versante toscano, chi su quello ligure, chi verso Reggio, chi verso Parma, tanto Miscoso è lontano allo stesso modo. E le pecore rimaste sono tutelate come i panda.
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Un manciata di superstiti, radicati a Miscoso più degli alberi centenari che arpionano questa terra, ha recuperato la tradizione della Befana, ha rispolverato filastrocche e canti, ha aperto le case a tutti, anche a quelli antipatici. E così decine di luci si sono accese nelle case del presepe-Miscoso: son tornati gli abitanti, le loro famiglie, i nipoti, anche solo per una notte. La notte della Befana.
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Giusto, torniamo a lei... In realtà sono due: una "storica", l'altra "aggiunta" la cui identità è celata agli abitanti fino all’ultimo, da strati di cenci e gobbe posticce. Chi sarà mai costei? O costui? Il borgo, lungo la strada, azzarda ipotesi.
Rituale sempre uguale davanti a tutte le case. Uscio sbarrato. Le befane, i cantori, il maestro di fisarmonica intonano un canto. Il testo mette insieme la Befana e l'Oriente, come a dire "Abbiamo l'autorizzazione anche dei Re Magi", sacro e profano. S'apre la porta, il padrone accoglie tutti e tutti s'infilano nel tinello, dove c'è cibo e vino per tutti. Le befane portano doni (simbolici): permette signora Befana un walzer tra l'acquaio e la credenza? Con piacere un-due-tre, un-due-tre... Presto che è tardi e «noi di qui facciam partenza, per andare in altro luogo, per cantare ancora un poco, vi facciam la riverenza», via che si va e il proprietario chiude casa e si unisce al gruppo. Ma. Ma non prima di avere versato nel canestro – lo ricordate, quello vuoto in partenza – ogni ben di Dio. Poi diremo a cosa serve. Se il padrone di casa non dà nulla «pregherem per le galline, che da volpi e da faine, lor vi siano tutte mangiate».
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Assolo di fisarmonica. Cedere al ricatto è d'obbligo.
Ecco, tenuto conto di brindisi in una, tre, dieci, venti case, diciamo che verso la fine il serpentone serpeggia alcolicamente scomposto. Le befane si ristorano tramite cannuccia (brindare con una maschera può essere un problema).
E le ceste ripiene d'ogni calorica componente, direte? E' mica finita, tutto, tutto il paese raggiunge il quartier generale del bar ristorante La Montanara. Ci si siede a tavola (!), si frigge il salame, si affetta il pecorino, si prosegue bulimicamente a mangiare tortellini d'ogni sorta. Sembra la scena finale di migliaia di strisce di Asterix e Obelix, quando tutto il villaggio si trova a cena a festeggiare. Manca solo il bardo legato all'albero. E si svela l'identità della befana misteriosa. Qualcuno, dice, l'aveva riconosciuta da come ballava....
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Ecco i protagonisti, anime, braccia e ugole di tanta tradizione recuperata: in ordine di apparizione le befane Mara Biggi e Franca Dolci, il maestro di fisarmonica Amos Mattioli, i cantori Luisella (che fa anche la regia e impedisce che la gente si accasci sui divani altrui) e Domenico Biggi e tutti gli abitanti di Miscoso, che non saranno tanti, ma che valgono come tutti quelli di New York.
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