Gazzetta di Reggio

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Quattro caffè in meno di cento metri

di Andrea Montanari
Quattro caffè in meno di cento metri

In piazza Papa Giovanni XXIII spunta un nuovo locale ma scarseggiano i clienti. È subito protesta: «Così chiuderemo tutti»

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REGGIO EMILIA. Immaginate la classica piazzetta non appena si attraversa la circonvallazione di Reggio. Immaginate che in questa piazzetta, o, meglio, nei palazzi che si affacciano su questa piazzetta, vi trovino posto i soliti uffici. Immaginate, e questo certo non è difficile da fare, che tali uffici siano semivuoti e non occupati da alcuna attività lavorativa, causa la crisi economica, Immaginate ora, alla fine, che in questa piazzetta vi siano già tre bar, già martoriati dalla mancanza atavica di clienti, e che da poco ne abbia aperto un quarto, offrendo lo stesso "pacchetto" di colazioni e pranzi veloci. Niente di nuovo.

È quello che paradossalmente è successo in piazza Papa Giovanni XXIII, che si affaccia proprio su viale Isonzo, delimitata da un lato da via Pansa e dall'altro da via Makallè.

Qui, nei palazzi che vi si affacciano, gli uffici vuoti sono sempre di più mentre cresce esponenzialmente il numero dei bar (senza che aumenti naturalmente il numero di clienti). Erano tre nell'arco di poche decine di metri, infatti, fino a poco tempo fa: il Movie Cafè, il Black & White e il Ti Amo Cafè ai quali si è aggiunto, non più di una settimana fa, il "quarto incomodo", il Red Cafè aperto da Maria Grazia Civilla, proprio di fianco al Black & White.

Infuriati e perplessi per questa nuova apertura, ovviamente, tutti e tre i titolari dei tre esercizi pre-esistenti: «Che operazione commerciale è? Proprio non capisco le valutazioni fatte» si chiede Luigi Maurone, proprietario del Ti Amo Cafè.

Nadia Lonardelli del Movie Cafè condivide le stesse preoccupazioni e spiega: «I professionisti che hanno qui l'ufficio spesso ne hanno uno anche in un'altra città e quindi non vengono necessariamente a pranzo a Reggio. È tramontata poi ormai l'abitudine della colazione, si fa sempre più spesso colazione in casa, per risparmiare». E la barista del Movie prova a dare anche una spiegazione all’apertura di questo quarto bar: «Ormai - dice - con i costi per le aperture crollati, possono provarci tutti poi, se va male, al massimo si è perso molto poco».

È durissimo invece Francesco Dente, titolare del Black & White nonchè “vicino di casa” del nuovo bar: «La situazione a Reggio per le attività come le nostre - esordisce - è già gravissima di per sé. Questo non è libero commercio, questo è commercio selvaggio. Qui siamo davanti a una società disgregata, con il Comune e le associazioni di categoria che non contano nulla o non si interessano minimamente della questione che sta diventando drammatica. Qui ha aperto un'attività, certo, ma qual è il prezzo da pagare? Così facendo moriranno tutte le altre».

E affonda il colpo togliendosi più di un sassolino dalle scarpe: «Una volta costruiti tutti questi begli uffici scintillanti poi però bisogna pensare anche come riempirli! Il Comune ha questa bella trovata di dare 16mila euro per aprire attività in centro storico che sta morendo. Appena attraversata la circonvallazione, però, al Comune non interessa più nulla di nulla. Diciamolo, questa è una situazione da Far West». E conclude più arrabbiato che sconsolato: «Noi per esempio siamo qui da un anno e mezzo. Abbiamo iniziato in cinque, ho già dovuto lasciare a casa una persona e ora siamo rimasti in quattro. Andiamo avanti così, ad esaurimento? Qui si poteva aprire di tutto, e invece non c’è nulla: una pizzeria, ad esempio, una rosticceria una cartoleria. Se qualcuno ha bisogno di una matita non la trova, bisogna andarla a comprare in centro. Invece se si cerca un caffè, non c’è che l’imbarazzo della scelta».

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