Gazzetta di Reggio

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La bandiera non si tocca «Ma il Paese va cambiato»

di Evaristo Sparvieri
La bandiera non si tocca «Ma il Paese va cambiato»

Le riforme costituzionali il tema caldo al centro degli interventi istituzionali Vecchi: «I Comuni fulcro del Paese». Manghi e Bonaccini lanciano le aree vaste

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REGGIO EMILIA. La necessità del superamento del bicameralismo perfetto e la sfida del riordino istituzionale. Gli applausi più calorosi risuonano ogni volta che si ringrazia il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha già annunciato le sue prossime dimissioni aprendo la strada alla successione. Ma, da un punto di vista strettamente politico, sono soprattutto le riforme costituzionali a tenere banco nei discorsi istituzionali ascoltati ieri mattina al teatro Ariosto. La bandiera non si tocca, ma il Paese va cambiato.

È questo il senso del discorso di Luca Vecchi, il sindaco della città del Tricolore, che prima di consegnare la bandiera al ministro Paolo Gentiloni ha aperto il valzer degli interventi: «La riforma del bicameralismo perfetto e il superamento del senato, la riforma delle province e il consolidamento delle città metropolitane, l’avvio di un dibattito inedito ma ambizioso orientato ad un nuovo equilibrio territoriale anche su base regionale – afferma Vecchi – Tutto ciò impone una riflessione ineludibile sul senso e sul ruolo delle città, dei comuni, come sostanziale spina dorsale del Paese». Concetti sui quali si sofferma anche il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, alle prese con un ente in via di dismissione, fra la preoccupazione dei dipendenti e le incognite di funzioni che dovranno essere trasferite. Si dichiara disponibile al cambiamento, Manghi. Ma la stessa disponibilità la chiede «al Governo e alla Regione, ad accompagnarci nel compimento di questa delicata missione, aiutandoci in primo luogo a mettere in sicurezza, dal punto di vista economico, l'esercizio delle funzioni storicamente delegate, e ad assicurare, conseguentemente, una destinazione adeguata a tutto quel personale che per anni ha servito l’istituzione provincia». Per il neogovernatore della Regione, Stefano Bonaccini, «dentro i parametri costituzionali, non bisogna avere paura del cambiamento, che non è un valore in sé ma lo diventa se afferma di voler cambiare in meglio le condizioni materiali della vita delle persone, delle famiglie, delle istituzioni». Per questo, «non bisogna spaventarsi di fronte alle riforme». Il ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, che proprio da Reggio ha annunciato una nuova petizione del governo sulla vicenda dei due marò, si è soffermato invece sul concetto di “patriottismo”: «Non dobbiamo avere paura di dirci patriottici – afferma – per troppo tempo è stata una parola considerata tabù, macchiata indelebilmente dal nazionalismo autoritario sfociato nelle dittature. Credo che dobbiamo rivendicare con orgoglio il vero significato di questa parola: voler bene all'Italia». Per questo, secondo Gentiloni, il patriottismo contemporaneo vuol dire «memoria» e «riforma»: «Consapevolezza di rinnovare la Costituzione nella parte in cui si più si rafforzala consapevolezza del Paese».

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