«Porterò il vessillo a Papa Francesco»
Dopo le polemiche, l’annuncio di monsignor Camisasca in Sala Tricolore: il 19 gennaio la consegna
REGGIO EMILIA. Il Primo Tricolore arriverà presto in Vaticano: sarà il vescovo Massimo Camisasca il 19 gennaio prossimo a recapitarlo a Papa Francesco, assieme all'invito a venire presto in visita a Reggio. A prometterlo lo stesso monsignor Camisasca, al termine della lectio magistralis in sala Tricolore. Conclusa la sua lezione, il vescovo di Reggio ha poi ricevuto dalle mani del sindaco Luca Vecchi e del presidente del comitato Primo Tricolore, Otello Montanari, un esemplare della storica bandiera adottata nel 1797 dalla Repubblica Cispadana, assieme a quella destinata al Papa, mentre un’altra è stata consegnata contestualmente anche al presidente della Regione, Stefano Bonaccini che ha seguito le celebrazioni reggiane fin dal mattino. La presenza di Monsignor Camisasca – «il primo vescovo di Reggio a tenere una prolusione in sala Tricolore sulla nostra bandiera», ha sottolineato Otello Montanari – aveva scatenato nei giorni scorsi le polemiche da parte di Iniziativa Laica, l'associazione che organizza ogni anno il festival della Laicità e del consigliere Pd Dario De Lucia. Ma la sua presenza in sala Tricolore è stata difesa a spada tratta sia dal sindaco, che dai presidenti della Provincia e della Regione, con il primo che ha sottolineato come «Sala Tricolore sia una sala laica, capace di accogliere tutti e luogo di confronto con tutti». Proprio i temi del confronto, la diversità, l’integrazione e la convivenza sono stati l'argomento con cui Camisasca ha chiuso al sua lectio magistralis, citando Manzoni, Pellico, Tommaseo e i pontefici Montini e Roncalli. Camisasca ha tratteggiato il ruolo del patriottismo cattolico nella costruzione dell’unità italiana. «Un contributo permeato dallo sforzo di armonizzare patriottismo e universalismo cristiano». Versa la fine del suo intervento, il vescovo ha poi voluto legarsi all'attualità per affermare, rivolgendosi a tutti, che il «nostro compito oggi è trovare le strade per un’Europa che affermi il contributo di tutti, senza il prevalere di una nazione sull'altra, che indichi le direttrici per una feconda coniugazione delle storie diverse che hanno fatto grande l'Europa». Per poi chiedersi in conclusione se «sarà capace l'Italia dopo la crisi delle forme di integrazione, proposta soprattutto da Francia e Inghilterra, di avanzare una sua originale forma di convivenza». (r.f.)
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