Spionaggio industriale alla Motor Power Company
Impiegato a processo con l'accusa di aver portato via i progetti aziendali dopo essersi dimesso. Lui però fa causa all'azienda e chiede 400mila euro
CASTELNOVO SOTTO. Ha tutti gli ingredienti di una “spy story” industriale in salsa reggiana la vicenda finita sui banchi del palazzo di giustizia. Alla sbarra c’è l’ex quadro di una importante azienda del campo della automazione e del motion control, la Motor Power Company Srl di Castelnovo Sotto. L’ex dipendente è accusato di essersi portato via, al momento delle dimissioni, preziosa documentazioni nonché progetti di proprietà della stessa società.
La vicenda risale al 2011, al tempo appunto delle dimissioni di Marco Manghi, 49enne castelnovese, dalla società della quale era impiegato nel settore tecnico da diversi anni. Un passaggio ripercorso ieri in aula davanti al giudice Alessandra Cardarelli dal responsabile informatico dell’azienda, chiamato a testimoniare. Manghi non voleva restituire all’azienda il computer e l’hard disk che aveva in uso. Sosteneva che all’interno vi fossero dati personali. Ma, dato il rifiuto categorico dell’azienda – come prevede del resto il regolamento aziendale – le parti avevano trovato un accordo: trovarsi in ufficio per trasferire la parte di dati personali su dvd, alla presenza sia del responsabile informatico sia del dimissionario. Durante la procedura, ha riferito il testimone, più volte Manghi aveva provato a chiedere all’ex collega di cancellare quelle cartelle di file denominate “Foto” sostenendo che contenessero «cose compromettenti». Fino a che, durante il trasferimento dei file, l’informatico si accorgeva che nelle cartelle non c’erano in realtà fotografie, bensì documenti.
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Alla Motor Power ci avevano voluto guardare dentro, scoprendo che ciò che Manghi si era portato via con quei dvd non erano file personali, ma – è quello che sostiene l’accusa, con il procuratore capo Giorgio Grandinetti – progetti di motori, preventivi e una serie di e-mail di Manghi con altri soggetti, tra cui clienti e concorrenti. E altre riguardanti la costituzione di una nuova società. Sulla base di questo, sono partite la denuncia della Motor Power e le indagini della procura, culminate con il rinvio a giudizio di Manghi e il processo per accesso abusivo a sistema informatico, furto aggravato di file contenenti dati riservati e appartenenti alla società, nonché per aver rivelato applicazioni industriali.
Ieri ha testimoniato anche il legale rappresentante, Stefano Grandi. Il pubblico ministero, su sollecitazione della parte civile rappresentata dall’avvocato Roberto Sutich, ha disposto una perizia sull’hard disk e i dvd, sequestrati in seguito dalla polizia postale.
Da parte sua Manghi, difeso dall’avvocato Nino Ruffini, respinge ogni accusa. E, anzi, rilancia con una causa davanti al giudice per il lavoro: ha chiesto oltre 400mila euro alla Motor Power sostenendo di aver svolto un ruolo dirigenziale venendo pagato invece solo come impiegato.
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