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Una “pietra d’inciampo” per ricordare la deportata

di Silvia Parmeggiani
Una “pietra d’inciampo” per ricordare la deportata

Correggio: l’opera d’arte sarà inaugurata domani alle 9 in piazza San Quirino davanti all’abitazione in cui viveva Lucia Finzi, ebrea, uccisa ad Auschwitz

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CORREGGIO. Una pietra, un piccolo cubo di ottone, per ricordare i reggiani deportati e uccisi nei campi di concentramento e sterminio nazisti. E' questa l'iniziativa “pietra d’inciampo” che, realizzata in collaborazione con Istoreco, vedrà in diverse città reggiane la posa di opere d'arte a ricordo degli ebrei scomparsi e deportati. A Correggio l'installazione verrà posata in piazza San Quirino 4 nell'abitazione dove, negli anni della seconda guerra mondiale, viveva Lucia Finzi prima di essere arrestata e deportata per le sue origini ebraiche. L'opera, ideata dall’artista tedesco Gunter Demnig, verrà svelata domani alle 9. Alla posa saranno presenti il vicesindaco Gianmarco Marzocchini, un rappresentante di Istoreco e gli studenti delle classi 5ª C e 5ª D del liceo Rinaldo Corso, che leggeranno alcuni loro elaborati. Un gesto simbolico per non dimenticare gli orrori del passato, ma anche la «prima delle numerose iniziative che il Comune ha in programma per celebrare la Giornata della memoria», il 27 gennaio prossimo, spiega il sindaco Ilenia Malavasi. «Riteniamo infatti che il valore della memoria sia fondamentale non solo per i giovani, ma per ciascuno di noi, perché soltanto conoscendo ciò che ci ha preceduto possiamo dirci cittadini consapevoli».

Chi era Lucia Finzi? . Al 4 di piazza San Quirino i Finzi si stabilirono nel 1936, e soli due anni dopo furono registrati come appartenenti alla “razza ebraica”. Morti i genitori e la sorella, il fratello si diede alla latitanza e Lucia rimase presto sola. Mentre i tedeschi si avvicinavano in Emilia, una sera di dicembre il comandante della stazione dei carabinieri di Correggio, Toma, si presentò da Lucia consigliandole di lasciare al più presto l’abitazione perché troppo vicina al comando tedesco. Impaurita, Lucia lasciò il suo appartamento, ma solo per alcuni giorni, perché i ricordi e l'affetto per quella casa la portarono a rientrare. Tornata, l’8 dicembre 1943 Lucia si presentò in caserma e fu trasferita, perché ebrea, nelle carceri di Reggio Emilia e poi a Fossoli. Nel 1943 Lucia fu messa sul treno per Auschwitz, sullo stesso convoglio in cui stava viaggiando anche Primo Levi, e là trovò la morte, quasi certamente nello stesso giorno dell’arrivo. A Correggio, intanto, il suo appartamento fu requisito dai tedeschi e utilizzato per ricoverare gli sfollati. Tutto ciò che la casa conteneva e i ricordi cui Lucia era tanto affezionata andò perduto. L’indennità che lo Stato, anni dopo, ha riconosciuto alla famiglia Finzi è stata devoluta in beneficenza.

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