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Una nuova "casa" per la collezione della sartoria Tirelli

di Mauro Pinotti
Una nuova "casa" per la collezione della sartoria Tirelli

I celebri abiti dello stilista, che ha vestito le grandi star del cinema, saranno esposti nelle sale Icaro e Giove di palazzo Bentivoglio dal prossimo 27 maggio

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GUALTIERI. In vista di Expo 2015, il Comune di Gualtieri rinnova e valorizza la vocazione rinascimentale dell’unico centro reggiano inserito nei “Borghi più belli d'Italia”. Punta di diamante del progetto turistico-culturale, è palazzo Bentivoglio, edificato tra il 1594 e il 1600 da Ippolito Bentivoglio che ospiterà, nelle sue imponenti sale (Giganti, Icaro e Giove) due mostre importanti: le opere di Antonio Ligabue, nel 50esimo anniversario della morte, e i costumi della sartoria di Umberto Tirelli, nel 50esimo della sua fondazione.

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Ad anticipare i due eventi è stato l’assessore alla Cultura e al Turismo Marcello Stecco, che ieri mattina, proprio nel seicentesco palazzo ha accolto l’abito indossato dall’attrice Laura Antonelli nel film “L’innocente” (1976) di Luchino Visconti, che va a sostituire quello indossato da Romy Schneider nel film “Ludwig” (1972) dello stesso regista italiano, per essere trasferito a Roma in occasione dell’atelier, dal 16 gennaio al 31 marzo, su Umberto Tirelli, morto nel 1990, a 62 anni.

Dalla capitale, il costume, da giugno a settembre, verrà esposto al MoMi di New York (Usa) in una mostra allestita dagli stilisti Dolce&Gabbana.

L’amministrazione comunale di Gualtieri intende dedicare la sala dei Giganti, impreziosita dagli affreschi rappresentanti la “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso, alla mostra permanente di 100 opere tra disegni, quadri e sculture di Antonio Ligabue mentre la sala “Icaro”, che racconta la fondazione di Roma, e la sala “Giove”, col mito dell'infanzia di Zeus, saranno le location ideali per esporre opere di grandi artisti del ’900 e nuovi costumi della “Donazione Tirelli”. L’inaugurazione è prevista per il 27 maggio, nel giorno in cui morì, nel 1965, Ligabue.

Ad arricchire la collezione “Tirelli” arriveranno una decina di costumi che si aggiungono ai due esposti attualmente: quello di Enrico IV, indossato dall’attore reggiano Romolo Valli, realizzato in velluto Genova da Pier Luigi Pizzi per risaltarne la luminosità in scena, e quello arrivato ieri indossato da Laura Antonelli, disegnato da Piero Tosi.

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Ieri, a palazzo Bentivoglio erano presenti anche Luca Torelli, operatore culturale del Comune, che ha spiegato i suggestivi giochi di luce, soprattutto nei solstizi, delle scenografie presenti nella sala dei “Giganti”, e Piergino Chittolini, grande amico di Umberto Tirelli, il quale, nel 2000, costituì il comitato promotore che permise di donare un bassorilievo in terracotta del busto di Umberto Tirelli, nel decennale della sua scomparsa, finzanziato dagli amici.

Umberto Tirelli era un appassionato collezionista di abiti antichi, che inizialmente ricercava e acquistava a scopo di studio nelle soffitte delle famiglie aristocratiche e sulle bancarelle dei mercati delle pulci di mezzo mondo: ha costruito pazientemente un’imponente collezione che conta oggi più di 15mila capi autentici, una delle più importanti collezioni private del mondo nel campo dell’abbigliamento. Aprì la sua sartoria nel novembre 1964 con due macchine da cucire, cinque sarte, una modista, una segretaria e un autista-magazziniere. Dopo il primo spettacolo (una “Tosca” disegnata da Anna Anni e diretta da Mauro Bolognini per il Teatro dell’Opera di Roma), nel primo anno di attività la sartoria Tirelli realizza i costumi per tre grandi spettacoli di prosa: “Tre sorelle” e il “Il gioco delle parti” disegnati da Pier Luigi Pizzi per la regia di Giorgio De Lullo, e il “Giardino dei ciliegi”, disegnati da Ferdinando Scarfiotti per la regia di Luchino Visconti.

Da allora la sartoria Tirelli non ha fatto che crescere. La sua attività si è sviluppata principalmente in due direzioni diverse e complementari: quella tracciata dalla carriera di Pier Luigi Pizzi, e costellata di costumi concepiti per il teatro di prosa e d’opera; e quella tracciata dalla carriera di Piero Tosi, che si è dedicato di preferenza (ma non solo) al cinema, nella ricostruzione filologica. Il lavoro di Tosi ha poi influenzato in modo determinante quello di Gabriella Pescucci cresciuta sotto la guida di Tosi e Tirelli e arrivata nel 1994 a vincere un Oscar per “L’età dell’innocenza”.

Dopo la morte del suo fondatore Umberto Tirelli, la sartoria, continua attraverso i suoi amici-eredi, la prestigiosa attività sotto la guida di Dino Trappetti nella sede di via Pompeo Magno 11/b a Roma.

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