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Islam, i fedeli condannano le stragi e chiedono una moschea

Enrico Lorenzo Tidona
Islam, i fedeli condannano le stragi e chiedono una moschea

I fedeli musulmani di via Gioia hanno aperto le porte del capannone diventato una sala di preghiara, attualmente fuori norma, ma che verrà presto ristrutturata diventando la moschea della città 
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VIDEO La sala di via Gioia diventerà moschea - Reggio ricorda le vittime ebree - La comunità musulmana prega per le vittime FOTO La preghiera del venerdì

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REGGIO EMILIA  L'imam Abdel Fattah Abdel Jalil, dalla sala di preghiera di Porta Santa Croce, a Reggio Emilia, condanna le stragi compiute in Francia in questi giorni dagli integralisti islamici. "Le persone che uccidono e fanno del male senza alcuna ragione andranno all'inferno" ha detto davanti a centinaia di fedeli l'imam, uno dei tre capi spirituali delle comunità musulmane presenti in città.

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L'assessore alla Città Internazionale, Serena Foracchia, era presente durante la preghiera nell'ex capannone diventato un centro culturale che necessita però di lavori urgenti. Lo stabile di via Gioia, infatti, non è norma: mancano diversi requisiti affinché possa essere utilizzato come sala di preghiera.

A fine 2013 è stato approvato dal Comune un progetto di riconversione presentato dall'associazione musulmana reggiana, che porterà alla costruzione di una vera e propria moschea.

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Al posto dei cinque portoni laterali in ferro verranno costruite delle porte in stile arabo. La grande sala interna - dove il venerdì pregano fino a mille persone - verrà dotata di porte tagliafuoco e di nuovi servizi ignienici. Al piano superiore - che sarà collegato con una nuova scala - troverà posto una sala per i bambini, un'aula per l'insegnamento della lingua araba e del Corano, e un'altra stanza ad uso esclusivo delle donne.

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"Il progetto è già definito e sarà un luogo aperto a tutti i reggiani - ha detto Hilal Youannes, segretario dell'associazione reggiana - stiamo raccogliendo i soldi. La sala è già di nostra proprietà ma servono altri soldi per poter avviare la ristrutturazione. Anche tra i nostri fratelli musulmani c'è crisi e non è facile chiedere uno sforzo a tutti. Ma con il tempo riusciremo a crere la struttura con il benestare del Comune di Reggio Emilia, che ci ha sempre appoggiato e con il quale ci siamo sempre confrontati".

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