Gazzetta di Reggio

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l’intervista

«Reggio Emilia, una città troppo grande e simile a un groviera»

di Chiara Cabassa
«Reggio Emilia, una città troppo grande e simile a un groviera»

Iannò, immobiliarista, sulla popolosità delle frazioni a partire da Pieve Modolena: «Con il piano regolatore espansionistico dell ’99, il centro è stato abbandonato»

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REGGIO EMILIA. «Una città troppo grande che assomiglia sempre più a una forma di groviera. I buchi? Il centro storico e le prime periferie a ridosso dell’esagono dove il degrado pare inarrestabile. La causa? Un piano regolatore, quello del 1999 firmato Spaggiari-Malagoli, fortemente espansivo e pensato per una città destinata a diventare una metropoli».

Così Giuseppe Iannò, titolare dell’omonima agenzia immobiliare di via Crispi, fotografa i dati relativi alla suddivisione della popolazione per aree cittadine pubblicati sul portale comunale Open Data. In pole position Pieve Modolena, la frazione più popolosa di Reggio con i suoi 10.017 abitanti, seguita da Buco del Signore (7.324) e Ospizio (6.732). Chiude la top ten Sesso a quota 4.641. In mezzo Rivalta, Villaggio Stranieri, Bazzarola, Rosta Nuova, Migliolungo, Regina Pacis, San Prospero Strinati. Il centro storico? Non si vede neppure con il binocolo.

Iannò, non è quindi strano che Pieve Modolena guidi la classifica delle aree più popolose di Reggio?

«Non lo è per chi da decenni osserva e opera nel settore immobiliare di una città che è cambiata e parecchio. Quello che abbiamo oggi sotto gli occhi è il frutto del piano regolatore del 1999 con il quale l’allora sindaco Antonella Spaggiari insieme all’assessore all’Urbanistica Angelo Malagoli, puntarono su una forte espansione della città mettendo a disposizione una marea di terreni edificabili nelle zone periferiche anzichè favorire la ristrutturazione degli edifici in centro storico. E dal momento in cui è diventato più economico acquistare un lotto nuovo di terrenno fuori che ristrutturare un’abitazione in centro, il futuro era già segnato».

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Perché proprio Pieve?

«A Pieve c’era una quantità di terreno incredibile su cui costruire a prezzi bassi e, in più, era già servita dai trasporti. La stessa cosa non per niente è accaduta anche in aree come quella di Ospizio o Buco del Signore che avevano le stesse caratteristiche di Pieve. Vicine alla città ma lontano dal centro. E per quanto riguarda Pieve Modolena vale la pena riflettere sul fatto che, se la Cmr non fosse arrivata lunga e il progetto Parco Ottavi non fosse andato in fumo, ora Pieve avrebbe 5mila abitanti in più».

Tornando alla scelta espansionistica della giunta Spaggiari. Perché?

«Alla fine degli anni ’90 il fenomeno dell’immigrazione ha toccato l’apice e si pensava che Reggio sarebbe diventata una metropoli passando dagli allora 130mila abitanti alle 250mila unità. Da non sottovalutare il fatto che a questa espansione ha corrisposto una mole cospicua di appalti affidati sia alle cooperative che alle tante aziende edili, perlopiù calabresi, che stavano fiorendo nella nostra città. Ma sviluppare la città verso l’esterno ha significato anche costruire nuove strade, prevedere altri collegamenti, trasferire servizi. Mentre il centro iniziava a svuotarsi. Un processo che ha avuto il suo boom nei primi anni 2000 per concludersi nel 2008 con l’arrivo della crisi».

Ed è arrivato anche il nuovo piano regolatore...

«Sì, nel 2009, e con un’impronta ben diversa. Ma è stato come chiudere la stalla quando i buoi erano già scappati. Il nuovo piano ha permesso, per esempio, che in centro storico arrivasse un colosso come H&M. Un’apertura che non sarebbe stata possibile in base al piano del ’99. E ancora, si è iniziato a prevedere incentivi per chi ha intenzione di ristrutturare in centro. Peccato che oggi il mercato immobiliare sia semiparalizzato dalla crisi e che, di conseguenza, anche queste agevolazioni non siano sufficienti per cambiare la città. Dal mio punto di vista, il Comune dovrebbe da un lato favorire il restauro dei palazzi storici e dall’altro l’abbattimento di immobili degradati come è stato per le ex Poste. Solo così si potrà dare un altro volto a Reggio».

Considerando la crisi del settore edile e immobiliare, la top ten delle città più popolose è da considerare blindata?

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«Certamente a Pieve Modolena, per parlare della “prima in classifica”, si è costruito tutto quello che si poteva costruire. E così in tutte quelle zone dove c’è stata un’espansione forte. Non per niente oggi, noi immobiliaristi, lavoriamo quasi esclusivamente sull’usato. Con i prezzi, dal più alto al più basso, che si sono schiacciati. Esiste per esempio un mercato per chi vuole acquistare la prima casa e naturalmente ha un lavoro: per esempio in una laterale di viale Umberto I, primissima periferia, un appartamento con due camere si può comprare a 90mila euro, con tre a 115mila. Per chi può permettersi qualcosa di più, a San Pellegrino piuttosto che a Rivalta dai 3mila euro al metro quadrato si è passati agli attuali 2.300, 2.500 euro. Così come a Canali, dai 3mila euro al metro quadro si è passati ai 2.300, e dai 2mila ai 1.500».

Cantieri aperti ne vedremo sempre meno?

«L’edilizia va a traino dell’industria ed è logico pensare che fino a quando non ripartirà l’economia neppure la fotografia della nostra città potrà cambiare più di tanto».

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