«I vertici si devono dimettere»
La rabbia degli amministratori: «Non sono in grado di garantire il servizio»
SCANDIANO. «I disagi sono a livelli insostenibili. Ormai abbiamo toccato il fondo». Sprizzano rabbia e acidità gli amministratori locali reggiani e modenesi dopo la nuova lunga mattinata di disagio per i pendolari ferroviari.
Furore concretizzato in una presa di posizione collettiva firmata da tutte le realtà coinvolte, dai Comuni della val Secchia a quello cittadino all’agenzia per la mobilità. «Il disagio di chi utilizza la Reggio-Sassuolo per andare e venire da scuola o dal lavoro, ha raggiunto livelli insostenibili. La scuola è ricominciata da tre giorni e, tra ieri e oggi, abbiamo toccato il fondo», attaccano Paolo Iotti e Marco Cassinadri, vicesindaci di Castellarano e Casalgrande, Sonia Pistoni, Marco Ferri e Mirko Tutino, assessori rispettivamente a Sassuolo, Scandiano e Reggio Emilia, assieme al direttore dell’agenzia per la mobilità Michele Vernaci.
Anche perché, ricordano, i problemi ormai sono quotidiani. Giovedì «ritardi per chi si muoveva verso Reggio», ieri «molto peggio: il treno si è fermato a Casalgrande per diversi minuti, senza dare comunicazioni agli utenti; è poi ripartito, per fermarsi definitivamente, alla stazione di Scandiano. In seguito è arrivato un autobus, con una capienza posti insufficiente ad accogliere tutti gli utenti». Il copione, a quel punto, è stato quello solito: «A seguire, come accade sempre più spesso, telefonate ai genitori, auto in viaggio, famiglie profondamente e giustamente irritate, perché pagano un costoso abbonamento per un servizio che non c’è», sottolineano i firmatari. A fine dicembre, dopo precedenti disagi, si era tenuta una riunione fra Iotti e i responsabili di Tper, Fer, Seta e agenzia per la mobilità: «Il dottor Paolillo aveva parlato di due tipi diversi di problema: un guasto, avvenuto “una tantum” e dei ritardi strutturali. I ritardi sono invia di risoluzione, è stato detto in quella sede. Bene. Intanto però i guasti passano da “una tantum” a “ogni tantum”, anzi, “ogni spessum!”».
Ora, è il momento di trovare una soluzione: «Si decida a livello politico che cosa si vuole fare del trasporto locale. La linea ferroviaria Reggio-Sassuolo oggi non è in grado di reggere contemporaneamente sia il traffico passeggeri, sia quello merci. A cosa dare priorità? Siamo in grado di garantire il trasporto dei passeggeri?», è la richiesta.
Perché a oggi non sembra possibile mantenere entrambi: «Se a voce i vertici di Tper dicono di sì, ma nei fatti non riescono e magari non per colpa loro, abbiano la dignità di ammettere che non ce la fanno e cercare insieme soluzioni che possano portare a scuola (e a casa, nel primo pomeriggio) i nostri studenti. Se non sono in grado di assicurare il servizio, al contrario, si dimettano», chiedono seccamente. Ormai «la misura è colma. E’ giunto il momento di valutare, insieme all’assessore regionale Donini, quali possibili soluzioni possano assicurare alle persone i servizi a cui hanno diritto; l’assessore valuti se la rimozione dei vertici Tper sia un’operazione necessaria, utile e funzionale alla risoluzione del problema», continuano gli amministratori pubblici.
Anche perché nel frattempo, negli anni, «per far diminuire sulla carta i ritardi dei treni passeggeri, sono stati aumentati i tempi di percorrenza. Il colmo è che anche con i tempi più lunghi non si è risolto il problema, perché i treni sono in ritardo, si rompono, non vanno». (adr.ar.)
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