Gazzetta di Reggio

Reggio

«Il Comune deve investire sul centro»

di Chiara Cabassa
«Il Comune deve investire sul centro»

Ghiretti: «Bisogna sconfiggere il degrado, anche abbattendo gli immobili fatiscenti, per riportare i reggiani nell’esagono»

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REGGIO EMILIA. Da una parte Pieve Modolena, la frazione più popolosa con i suoi 10mila abitanti. Dall’altra il centro storico, che negli ultimi vent’anni ha visto modificarsi i connotati della sua popolazione. Da un lato una realtà fatta di abitazioni costruite perlopiù negli anni ’90. Dall’altro una fotografia dove il bianco e nero domina nei tanti palazzi abbandonati all’incuria e a un degrado che non risparmia il tessuto sociale.

Fausto Castagnetti, in qualità di presidente di quella che è stata fino a poco tempo fa la seconda circoscrizione, ha vissuto come attore e spettatore la crescita esponenziale di Pieve Modolena. Claudio Ghiretti, ex capogruppo Pd della circoscrizione Città Storica, l’esagono lo ha passato ai raggi X. Così interpretano i due dei tanti volti della stessa città.

A partire dal centro storico definito da Ghiretti «una questione complessa» anche se «non bisogna cedere ai luoghi comuni». «Il primo luogo comune da sfatare - sottolinea - è che il centro si sia svuotato. Non è vero, negli ultimi dieci anni è aumentato di quasi 1.000 residenti: vero è che la popolazione per quasi il 40% è straniera. Il secondo luogo comune da sfatare è che i reggiani siano fuggiti dal centro con il piano regolatore degli anni '90: non è vero, la fuga è cominciata negli anni '60 ed è proseguita fino ad oggi».

Ammette, Ghiretti, che qualche errore di valutazione è stato fatto: «Alla fine degli anni '90 non ci si è resi conto che continuare con politiche urbanistiche espansive senza investire sulla ristrutturazione urbanistica del centro avrebbe portato alla crisi di oggi. L'espansione nella periferia ha favorito l'uso speculativo e degradato degli immobili di minore pregio del centro, i quali sono diventati abitazione di migliaia di immigrati stranieri». «Ma il declino - prosegue - non è già scritto e il nuovo Psc può aiutare a sconfiggerlo. La caduta o la rinascita dipendono dall'intera comunità, a patto che Comune e istituzioni affrontino la situazione, facendo sostanzialmente tre cose. Primo: aggredire senza indugio, con investimenti pubblici e privati, gli immobili e le zone di degrado e a rischio ghettizzazione, a costo di abbattere gli immobili più fatiscenti. Secondo: puntare sulla qualità diffusa in tutta il centro, dalle abitazioni ai negozi. Terzo: rendere comodo abitare in centro, a partire dalla fruibilità dei parcheggi, altrimenti l’emorragia non sarà tamponata».

Dal centro storico a Pieve Modolena. «E’ chiaro - spiega Castagnetti - che l’espansione di Pieve è avvenuta sulla scia del boom degli anni ’90. In vent’anni si è passati da 6mila a 10mila abitanti ma l’impatto, in termini di servizi, è sempre stato ottimo. Dalle scuole per l’infanzia a quelle elementari, dai centri sociali per gli anziani ai circoli dedicati ai più giovani. Il punto debole è da sempre la viabilità. E questo perché si è partiti dagli insediamenti abitativi senza affrontare di pari passo il nodo del traffico. Ed ora, in attesa di quella tangenziale di cui si parla da vent’anni, ci troviamo con una via Emilia puntualmente bloccata e alla sera - conclude Castagnetti con un sorriso amaro - presidiata dalle prostitute, perché a Pieve non ci mancano neppure loro...».

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