Rifiuti porta a porta ma con un metodo che costi un po’ meno
L’assessore Tutino: «Allo studio i modelli Parma e Poviglio» Intanto c’è chi impugna le bollette di Iren per la Tari
REGGIO EMILIA. I cittadini non si sono ancora ripresi dal salasso subito in dicembre con Irpef, Tasi, Imu e Tari. Roberto Pierfederici, segretario comunale del Psi e ex-consigliere comunale, punta il dito contro la bolletta dei rifiuti (Tari): «In media - denuncia Pierfederici - una famiglia reggiana paga 300 euro all'anno, un negozio non alimentare 1180, un negozio alimentare 1360, un artigiano con capannoni di produzione 1360, un bar 1400, un ristorante 1450, un albergo 5600». Chi non ha digerito la Tari ha almeno una soddisfazione: il ricorso vinto da un reggiano, assistito da Confconsumatori, al quale la commissione tributaria locale lo scorso 29 dicembre ha condonato la bolletta per motivi puramente formali. Nella fattura compilata da Iren, infatti, vengono indicate soltanto la cifra da pagare e la scadenza, mentre la legge impone che vi siano chiariti altri aspetti. Tuttavia secondo l'esponente socialista il problema è più sostanziale che formale: «Le nostre bollette - denuncia - sono così care soprattutto per il costo ingente della raccolta porta a porta. Nel comune di Reggio tale sistema, che riguarda un terzo della popolazione, costa circa sei milioni di euro, più di quanto costa tutta la restante raccolta dei rifiuti per gli altri cittadini, senza tenere conto degli innumerevoli disagi arrecati agli utenti, che spesso finiscono per eludere il porta a porta depositando i rifiuti nelle zone della città dove esistono ancora i cassonetti stradali». Sono obiezioni che l'amministrazione comunale prende in considerazione, dovendo contenere al minimo gli eventuali aumenti di una tassa già ora così pesante. «In novembre e dicembre - riferisce l'assessore Mirko Tutino - abbiamo incominciato lo studio del piano di estensione del porta a porta. Contiamo di arrivare entro marzo a una decisione da attuare, presumibilmente, nel giro di due anni. Stiamo prendendo in esame due modelli, quello di Parma, che ha adottato un sistema spinto, e quello di Poviglio, che ha raggiunto il 91% di differenziata con un porta porta limitato al rifiuto umido e indifferenziato, mentre rimangono i cassonetti stradali per la carta, la plastica e il vetro». In ogni caso il Comune deve compensare i maggiori oneri del porta a porta con l'aumento della raccolta differenziata, che ridurrebbe il costo del conferimento nelle discariche. (l.s.)
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