Nessuna ipotesi esclusa, disposta l’autopsia
Rubiera: sotto la lente degli investigatori e del pm Pantani la vita privata e professionale del 40enne
RUBIERA. Andrea Ranieri davvero si è tolto la vita dandosi fuoco? Avrebbe potuto scegliere un altro modo per suicidarsi. E davvero era ancora vivo quando le fiamme sono state appiccate? Se di suicidio si tratta, perché arrivare a questa scelta estrema? Sono alcuni interrogativi ai quali gli inquirenti vogliono dare risposte. L’ipotesi principale resta quella del suicidio, senza però, allo stato attuale, escluderne altre.
I carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, hanno continuato a lavorare senza sosta ieri scandagliando la vita e l’attività dell’artigiano alla ricerca dei motivi di un gesto tanto estremo o di chi, eventualmente, potesse avercela con lui. Sono stati sentiti nelle ore successive al ritrovamento del cadavere familiari e amici, tra i quali, in primis, l’uomo che ha ricevuto l’sms del 40enne e poi ha dato l’allarme.
Da chiarire anche che cosa abbia fatto il 40enne in questo lungo mese di assenza da casa e perché, a un certo punto, abbia deciso di allontanarsi, abbandonando moglie e figli.
I carabinieri in queste settimane lo hanno anche fermato e identificato, a testimonianza che l’artigiano non si sarebbe mai allontanato troppo dal Reggiano. Ma resta un mistero cosa abbia fatto e dove abbia vissuto. È probabile che, dall’analisi della sua auto, un Land Rover Freelander, possano venire molti elementi utili a chiarire alcuni aspetti.
Ma dettagli importanti ci si aspetta anche dal cellulare del 40enne: quello sul quale l’uomo ha scritto di cercare i motivi del suo gesto. Su cosa invece abbia provato la morte e come essa sia avvenuta potrà dire molto l’autopsia. Se l’inchiesta aperta dalla Procura prefiguri un qualche reato e quale lo si saprà oggi.(m.f.)
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