«Reggio non è cresciuta in modo omogeneo»
L’architetto Biagini: il caso di Pieve è emblematico, un quartiere “appoggiato” alla via Emilia
REGGIO EMILIA. «I dati messi in rete dal Comune sono un po’ limitati, ovvero non consentono una analisi particolarmente approfondita di quelle che possono essere state, in questi anni le dinamiche che hanno investito la città dal punto di vista demografico e, di conseguenza, anche da quello urbanistico».
Chi parla è Maicher Biagini, architetto, tra i fondatori della Cooperativa Architetti e Ingegneri di Reggio, esperto di politiche urbanistiche e di edilizia sociale. A lui abbiamo chiesto di commentare gli Open Data del Comune sull’espansione demografica nelle diverse zone della città. «Certo - dice - un aspetto che salta agli occhi è quello della omogeneità che non c’è stata ed è ovvio che in questo senso il caso di Pieve è emblematico. In pratica si è costruito un quartiere “appoggiandolo” sulla via Emilia. E vien da dire che sarebbe davvero opportuna la costruzione della famosa tangenziale, proprio per cercare di alleggerire dal traffico quella zona».
In questo senso, il fallimento della operazione “Parco Ottavi” con migliaia di alloggi rimasti soltanto sulla carta poteva peggiorare le cose? Biagini non è di quest’idea, proprio per via dell’alternanza tra strade e centri abitati: «Quel progetto sarebbe andato a insistere sulla zona del Quartiere Orologio e il traffico si sarebbe spostato su via Gorizia più che sulla via Emilia. Certo, avrebbe necessariamente comportato una massiccia dotazione di servizi in più».
Un caso diverso, che però denota anche qui una precisa volontà politica è quello dell’alta densità di popolazione che si registra nella zona del Buco del Signore: «Quello - spiega Biagini - è un classico esempio di espansione, con l’occupazione molto invasiva attorno all’abitato storico. E il raffronto tra questa e altre zone anche non lontane, ci consegna quest’idea di sviluppo decisamente non omogeneo».
Poi, però, Biagini nella sua analisi torna all’inizio. Quei dati del Comune, da soli non danno che una fotografia dai contorni poco chiari. «Un dato che manca - spiega - e che, al contrario, sarebbe interessante analizzare è quello legato all’effettiva realtà abitativa delle varie zone. Quanti sono gli appartamenti sfitti a Pieve? Quanti al Buco del Signore? Questo dato ci aiuterebbe a comprendere meglio le dinamiche demografiche che la città ha avuto in questi decenni».
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