Gazzetta di Reggio

Reggio

Causa da 1,5 milioni contro Seta e l’autista

Elisa Pederzoli

L’avvocato Pellegrini: «Responsabilità chiare: gli impianti di sicurezza sul Jumbo non funzionavano»

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REGGIO EMILIA. Le indagini per la morte di Sylvester Agyemang pagano il ritardo provocato dal clamoroso errore di identificazione del bus: l’incidente probatorio sul mezzo si terrà, infatti, solo il prossimo 20 gennaio dopo alcuni mesi persi ad analizzare quello sbagliato. Ma la famiglia del 14enne di origine ghanese che abitava a Rubiera, attraverso l’avvocato Andrea Pellegrini, ha già avanzato istanza per una causa civile da oltre un milione e mezzo di euro. Contro Seta, l’assicurazione La Cattolica e Giuseppe Picone, l’autista. Il Comune, per ora, resta fuori. La prima udienza è fissata per il 5 marzo, davanti al giudice Chiara Zampì.

«Non è stato necessario attendere l’esito delle indagini penali, perché gli elementi raccolti dalla polizia municipale prima e dai carabinieri poi su tutti i soggetti coinvolti sono già chiari, per quanto riguarda ciò accadde e il funzionamento delle porte del Jumbo: quel mezzo non poteva circolare» evidenzia il legale.

E’ un documento corposo quello presentato dall’avvocato Pellegrini, a nome dei genitori di Sylvester, dei fratellini, dei nonni materni e di quelli paterni che stanno ancora in Ghana. In trenta pagine e in sette punti, punta il dito sulle “falle” del sistema di sicurezza che avrebbe dovuto funzionare e che, secondo le indagini, non ha funzionato affatto: quella porta difettosa già da giorni; quella abitudine di aprire da soli, da parte degli studenti, quando la porta non si apriva alla fermata pur di scendere; la discesa avvenuta quel giorno con solo metà porta aperta; la ripartenza avvenuta mentre i ragazzi, e Sylvester, stavano ancora scendendo; lo zaino del 14enne non solo rimasto agganciato ma rimasto addirittura dentro al mezzo dopo la caduta mortale del povero studente; il corpo del ragazzino trascinato.

Ma un peso importante hanno anche le testimonianze di nove studenti, che quel giorno viaggiavano sul Jumbo della linea 2. «Pur giovanissimi, pur sconvolti, tutti però hanno testimoniato la stessa cosa: il difetto della porta, anche nei giorni precedenti» spiega Pellegrino. Che cita nel documento anche le dichiarazioni tre dipendenti dell’officina di Seta. «Descrivono come deve essere l’impianto di sicurezza su quei mezzi - evidenzia - E, invece, nessuno di quei dispostivi funzionava, a partire dal sistema che impedisce di partire se la porta resta aperta alle telecamere sulle discese, che non funzionavano».

Per Pellegrini è Seta il principale responsabile dell’incidente, ma aggiunge: «Abbiamo rimarcato anche la condotta dell’autista, che ha sicuramente fatto qualcosa di incongruo: ricordiamo che si è fermato per andare a chiudere la porta dalla quale è caduto Sylvester che era rimasta aperta».

Alla famiglia di Sylvester – il padre è in cassa integrazione, la madre soffre di una lieve depressione da dopo la tragedia – hanno avuto un anticipo di 5mila euro dall’assicurazione. «Per altro, scrivendo “senza riconoscimento di responsabilità alcuna...”» fa notare l’avvocato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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