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«L’azienda non può crescere a nostre spese»

«L’azienda non può crescere a nostre spese»

Un centinaio di lavoratori al presidio: «Non saremo noi a pagare per scelte come l’Expo»

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REGGIO EMILIA. «Nel reality Boss in Incognito si fa vedere che i lavoratori della Cir chiacchierano mentre sono in pausa caffè, peccato che la pausa l’abbiamo solo noi e Modena». Uno dei circa duecento lavoratori, che ieri mattina in via Nobel ha partecipato al presidio davanti alla sede della Cir, butta lì il primo dei tanti rimandi alla partecipazione del presidente della cooperativa Chiara Nasi nella trasmissione in onda su Rai 2. Un centinaio e più di lavoratori iscritti a Cgil e Cisl che hanno inizialmente bloccato la circolazione invadendo la sede stradale, per poi vigilare l’ingresso, pur senza impedire l’entrata e l’uscita degli automezzi e che hanno dato il via alla giornata di sciopero. Sciopero che interessava i circa mille lavoratori della sede reggiana, sugli oltre 11mila in forza alla cooperativa. Inizialmente a tener banco nel presidio sono state le telefonate che sarebbero arrivate a diversi lavoratori per garantire l’attività e che sono, sostiene un dipendente, «un modo per costringerti a venire al lavoro, perché l’azienda può decidere di spostarti in un posto di lavoro lontano da casa anche solo per quattro ore il giorno». Ma tra i lavoratori che ieri hanno scelto di presidiare la sede di via Nobel la convinzione incrollabile era che bisognava esserci «per difendere il contratto integrativo disdetto in maniera unilaterale», come dice Fabio Vasta. «Un modo per difendere i diritti di tutti nuovi e vecchi assunti», hanno detto Roberta Zanelli e Lorenza Carpi, mentre per Elisa Guaitoli «è sbagliato il metodo utilizzato dall’azienda». C’è chi invece come Fabio Bonfà mette l’accento sul fatto che «l’azienda dopo aver chiuso, come ha detto il presidente, il miglior bilancio della sua storia con un utile di 13 milioni di euro, ora taglia le pause e parte del contatto aziendale». E se il presidente finisce più volte sotto accusa, non è per la sua partecipazione a “Boss incognito”, ma piuttosto come ricordano i segretari di Filcem Cgil e Fisasca Cisl Stefano Manfredini ed Enrico Gobbi perché «è stata proprio Chiara Nasi a firmare il contratto integrativo che contiene la norma sull’ultra attività». Una norma che prevede che il contratto resti in vigore fino alla firma di un nuovo accordo, «mentre l’azienda l’ha disdetto e da gennaio applica un regolamento peggiorativo». E c’è chi sostiene che «non possono essere i lavoratori a dover pagare per scelte come l’Expo 2015». (r.f.)

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