Quei partigiani morti per la libertà
Castelnovo: a 70 anni di distanza, ricordate le 11 vittime dell’eccidio della Gatta
CASTELNOVO MONTI. Tante persone si sono ritrovate a Gatta, domenica, per il 70° anniversario dell’eccidio del distaccamento partigiano Pigoni, 26ª Brigata Garibaldi, avvenuto l’8 gennaio 1945. Commemorazione organizzata dai Comuni di Castelnovo Monti e Villa Minozzo, dall’Unione Comuni dell’Appennino e dalle associazioni partigiane e dei deportati. Davvero alta la partecipazione, anche grazie ad una splendida giornata di sole e temperature miti. Dopo la messa a suffragio dei Caduti e la benedizione nella chiesa di Gatta, sono intervenuti il sindaco di Castelnovo Monti, Enrico Bini, e onorevole Antonella Incerti. Gli interventi hanno evidenziato la strettissima attualità della Resistenza e dei valori di libertà ed uguaglianza che ne erano le direttrici, nello stesso giorno in cui in tutta Europa milioni di persone sono scese in piazza per manifestare contro coloro che quelle stesse libertà cercano di mettere a repentaglio. E’ seguito il corteo fino a Villa Marta, teatro dell’eccidio nel ’45, e ai monumenti di Gatta e di San Bartolomeo, accompagnato dalla Banda musicale di Felina. Presenti tutti i sindaci dell’Unione Appennino, e anche la delegazione del Villaggio Stranieri di Reggio, che porta il nome di un ragazzo partigiano caduto a Gatta nel 1945, Sergio Stranieri. L’eccidio avvenne l’8 gennaio di 70 anni fa, quando all’alba avanguardie di una colonna tedesca raggiunsero il Secchia e colsero di sorpresa i partigiani. I primi a cadere furono le sentinelle Vasco Madini “Fulmine” e Sergio Stranieri “Randa”. Una volta catturato il resto del distaccamento, i partigiani furono condotti nella semidiroccata Villa Marta, torturati e uccisi. Erano Aldo Bagni “Nerone”, Angelo Masini “Tonino”, Arturo Roteglia “Ellas”, il sabotatore Manlio Bruno “Costantino”, la staffetta del Comando unico Ruggero Silvestri “Jena”, Aristide Sberveglieri “Tallin” e Armando Ganapini “Lazzarino”. I graduati Gino Ganapini “Leone” e Carlo Pignedoli “Mitra” vennero invece portati nelle carceri di Ciano e fucilati il 26 gennaio ‘45. (l.t.)
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