Gazzetta di Reggio

Reggio

DOPO LA RAPINA AL TARGET

Una cliente: «Ci ha aiutati una commessa»

di Chiara Cabassa
Una cliente: «Ci ha aiutati una commessa»

La testimonianza di una donna: «Dopo l’irruzione è stata lei ad accompagnarci sul retro»

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REGGIO EMILIA. «Io c’ero sabato sera quando i rapinatori sono entrati al Target in via Martiri di Cervarolo. No, non è stata una bella esperienza, ma quando ho letto che eravamo stati presi come ostaggi, chiusi in uno sgabuzzino, minacciati di morte e salvati dall’arrivo della polizia... ho sentito il bisogno di raccontare quello che avevo visto con i miei occhi». Tutto falso? «Innanzitutto non siamo stati minacciati nè rinchiusi da nessuna parte... e io la polizia non l’ho neppure vista».

Allora com’è andata? «Ero a fare la spesa con mia figlia - prosegue la testimone - quando abbiamo sentito una voce maschile dall’accento reggiano dire “fermi tutti è una rapina” e, in un primo momento, ci è sembrato di essere in un film. I due uomini, incappucciati e armati, erano molto tranquilli. Hanno detto che volevano solo i soldi e non intendevano fare male a nessuno. Pensi che io avevo appoggiato il portafoglio alla cassa e l’ho ripreso senza problemi». Ma nessuno allora è stato chiuso nello sgabuzzino? «Assolutamente no, non so neppure se c’è uno sgabuzzino in quel negozio. A un certo punto una delle commesse, che probabilmente era stata spettatrice di altre rapine, ha invitato tutti i clienti che si trovavano lì a seguirla e ci ha portato nella stanza adibita a magazzino, probabilmente per paura che qualcuno si facesse prendere dal panico. Ma non abbiamo neppure fatto in tempo ad entrare in quella stanza che i malviventi erano già scappati e noi siamo tornati nel negozio». Nessuna scena di terrore? «Guardi, non voglio fare l’eroina ma è stato tutto molto veloce e i due malviventi hanno fatto di tutto perché non ci spaventassimo. Può essere che qualche commessa si sia spaventata più di altre, come ho letto sui giornali, ma parlare di ostaggi e di terrore non mi sembra appropriato». Quindi non è stato un ostaggio a dare l’allarme? «A chiamare la polizia è stata una commessa, ma a dire la verità, dopo una buona mezz’ora i poliziotti non erano ancora arrivati. Li abbiamo anche aspettati perché mia figlia sosteneva di avere visto bene negli occhi uno dei rapinatori...».

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