Atti sessuali su una tredicenne: condannato
Bagnolo: tre anni di reclusione al dipendente 40enne del padre della ragazzina. I genitori: «Abbiamo avuto giustizia»
BAGNOLO. Una vicenda sconvolgente. Si è chiuso – in tribunale a Reggio – con la condanna per l’imputato a tre anni di reclusione (e la sospensione della potestà genitoriale) il primo “passaggio” giudiziario che ha travolto nel 2103 due famiglie, oltretutto legate da rapporti di lavoro oltre che di conoscenza. La condanna è per violenza sessuale ai danni di una ragazzina prima “adescata” (finché aveva 13 anni) da quell’uomo maturo (di quarant’anni...), dipendente del padre, di cui poi l’adolescente s’è invaghita a tal punto da avere una storia con lui.
Un rapporto consenziente, quest’ultimo – come ricostruito attraverso espliciti sms e chat su Facebook – che, anche se terribilmente sbagliato, non è penalmente perseguibile. Quindi, nel processo a porte chiuse, è finito un solo episodio a sfondo sessuale, quando la ragazzina aveva ancora 13 anni. Come ha confermato in aula l’adolescente – in un racconto interrotto più volte dal pianto – il 40enne aveva contatti con lei perché l’aiutava in matematica (in vista dell’esame di terza media) e ad usare il computer, ma quel giorno partirono le prime volgari avances dell’uomo.
Da parte sua il 40enne si è difeso – sempre in udienza – negando su tutta la linea, dicendo che aveva chattato delle frasi spinte perché la ragazzina voleva far ingelosire un amichetto («Mi sono prestato a fare questa stupidaggine»). Non è stato creduto dalla Corte (presieduta da Francesco Caruso, giudici a latere Alessandra Cardarelli e Dario De Luca) che ha comunque dimezzato la richiesta-pena del pm Valentina Salvi (6 anni di reclusione) inquadrando il fatto come lieve, concedendo inoltre le attenuanti generiche.
I genitori della ragazzina hanno seguito il processo con a fianco il loro legale (l’avvocato Alessandro Conti), non ritenendo però di costituirsi parte civile. La coppia e l’imputato (che ha dei figli, ma la convivente l’ha lasciato) si sono ignorati in udienza e i genitori hanno accolto positivamente la sentenza: «Abbiamo avuto giustizia». L’avvocato Andrea Davoli – che ha sostituito un collega come difensore – ha ribadito con i cronisti, alla fine dell’udienza, i suoi dubbi sulla vicenda: «Dallo svolgimento del processo – spiega – non sono uscite prove, vi sono solo le parole della ragazzina che tende a giustificarsi e a punire l’imputato che va assolto. Faremo appello».
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