La Lega blinda Rainieri: «Resta al suo posto»
Il vicepresidente dell’assemblea legislativa aveva ritratto la Kyenge come una scimmia
REGGIO EMILIA. «Rainieri? Rimane vicepresidente dell'assemblea legislativa». Il capogruppo della Lega in regione, Alan Fabbri, stoppa la richiesta di dimissioni ai danni di Fabio Rainieri, condannato per aver pubblicato un fotomontaggio offensivo dell'ex ministro Cecile Kyenge. Ieri tanto il Pd quanto il Movimento 5 Stelle avevano chiesto la testa di Rainieri. «Credo che la condanna sia esagerata- frena Fabbri- sarebbe meglio concentrarsi su quelli che rubano nelle nostre case e sul clandestini che girano liberamente per l'Emilia-Romagna». Ma il capogruppo, già candidato presidente per il centrodestra, prende anche le distanze dal gesto del collega. «Al di là del fatto che io non avrei mai pubblicato una foto di quel tipo, penso che questo sia il sistema Italia: si danno 15 mesi e 150.000 euro per un fatto del genere e magari uno che stupra una donna per strada rimane impunito».
Fabio Rainieri consegna a Facebook il suo pensiero: «Sono allibito - si legge sul suo profilo - davanti alla macchina del fango montata ad arte solo per mettere a tacere l'avversario politico. Da più parti vedo sollevarsi accuse di discriminazione razziale nei miei confronti. Ma sono , e lo ribadisco ancora una volta con forza, accuse montate ad arte e che non hanno alcuna base di verità. Il fotomontaggio incriminato non ha alcun intento razzista». «A chi mi accusa di essere razzista - aggiunge - rispondo che nella mia azienda ho un dipendente di origine extracomunitaria e di religione islamica perfettamente integrato con il quale lavoro benissimo. Per questo mi spiace se qualcuno si è sentito offeso a seguito della pubblicazione di quel fotomontaggio e torno a sottolineare che, personalmente, non ho mai avuto alcuna intenzione di alimentare nessun genere di razzismo o di discriminazione. Attaccare una persona per il colore della sua pelle non è solo razzista ma è anche idiota. Così come lo è cercare di inventarsi un mostro quando questo non esiste».
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