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«Mi ha bastonato e mi sono solo difeso»

di Tiziano Soresina
«Mi ha bastonato e mi sono solo difeso»

L’operaio in aula ribalta la vicenda e accusa il padre dell’amica dell’ex fidanzata. «Mi hanno teso una trappola»

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BORETTO. Da aggressore ad aggredito. Con fare deciso, l’operaio 40enne Renzo Villani ha raccontato ieri – in tribunale a Reggio – una storia ben diversa rispetto a quella contestatagli da oltre due anni, cioè di aver bastonato a sangue il padre 65enne (costituitosi parte civile) di un’amica della sua ormai ex fidanzata.

La vicenda risale alla sera dell’8 settembre 2012 e gli atti violenti avvennero nel parcheggio di un palazzo di via Don Pasquino Borghi, in pieno centro a Boretto. L’operaio – che è difeso dal legale Nicola Nardomarino – ha raccontato la sua “verità”, incalzato a più riprese dal pm Roberto Belforti, dall’avvocato di parte civile Vera Sala e in conclusione dal giudice Silvia Semprini. E’ stato un racconto a muso duro, senza però mai scomporsi, guardando fisso negli occhi i suoi interlocutori, ma non alla presenza degli altri protagonisti di questa storia (cioè l’amica e il padre ferito, nonché l’ex fidanzata 35enne) che stavolta hanno disertato l’udienza. Ma qual’è stata la versione di Villani, emersa fra mille domande? Ha negato che in quel periodo fosse in crisi con la ragazza («L’ho lasciata io, ma nel luglio 2013») per poi spiegare che quella sera “incriminata” aveva appuntamento con lei verso le 21-21.15 ed era andato a prenderla in auto a casa dell’amica.

«Ad un certo punto – ricostruisce – ho visto l’amica della mia ex fidanzata uscire dal palazzo con il cane e indicare la mia auto al padre, per poi piazzarsi davanti alla macchina. Ero in trappola, perché dietro avevo il muro dell’edificio e il padre ha urlato “Vieni giù dall’auto che ti spacco le gambe una volta per tutte”, cominciando a colpire la macchina con il bastone di uno zappone di circa un metro e mezzo». E qui la deposizione di Villani diventa cruda: prima le legnate del 65enne all’auto, scheggiando il vetro laterale sinistro, poi altri colpi alla carrozzeria: «Ma non contento quell’uomo ha aperto la portiera della macchina per colpirmi alle costole e al labbro. A quel punto per difendermi, ho reagito». L’operaio dice di aver preso un pezzo di plastica che si usa per rinforzare le mensole (era appoggiato sul sedile posteriore) e l’ha colpito alle braccia e al costato. «Dopo la mia reazione, il 65enne se n’è andato con la figlia». I due si sono poi ritrovati al pronto soccorso.

«Non so ancora spiegarmi il perché di quell’aggressione – ha rimarcato Villani – so solo che quell’uomo, in ospedale, mi ha detto: “Per colpa di una donna che non c’entra con la mia vita ci siamo messi le mani addosso”. Io gli ho solo risposto di spostarsi, perché non volevo più avere a che fare con lui». L’operaio ha negato sia di aver tempestato di telefonate quella sera l’ex fidanzata (ora saranno valutati i tabulati, ndr), sia di aver sfoderato un coltello a serramanico. Infine ha parlato del risentimento dell’amica («Metteva zizzania, per colpa sua la compagnia si era sciolta») che per quel motivo avrebbe aizzato il padre e della stranezza che l’allora fidanzata non l’avesse soccorso nè nel parcheggio nè in ospedale: «Per forza, dopo quello che era successo non ne volevo più sapere di lei. Ma poi la storia era proseguita». Il 3 marzo verrà emessa la sentenza.

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