Baby-squillo, madre e 50 clienti nei guai
La donna faceva prostituire la figlia sedicenne e teneva la “contabilità”, è indagata per sfruttamento
VAL D’ENZA. Non c’è depravazione maggiore che quella di concedere una ragazzina alle voglie sessuali di uomini senza scrupoli, per trarci guadagno. E se a farlo è addirittura la madre della minorenne la depravazione e il dramma raggiungono l’apice. Questo è accaduto nel nostro distretto, non in un paesino sperduto dall’altra parte del globo. E ha riguardato una famiglia italiana, come lo sono anche gli uomini, in particolare quello che avrebbe dato il “la” a questa vicenda assurda con uno sporco ricatto, che si sono poi resi complici delle violenze subìte dalla ragazzina, una 16enne.
Ora la giovane, da poco maggiorenne, è stata affidata a una famiglia e vive in un luogo sicuro dove potrà cercare di voltare pagina, lontano dalla madre, una 45enne disoccupata. La donna ne ha perso la patria potestà ed è stata denunciata, insieme all’uomo, un commerciante di 50 anni, insieme al quale aveva messo in piedi un vero e proprio business: entrambi dovranno rispondere dei reati inerenti lo sfruttamento della prostituzione minorile (iscritti all’articolo 600 bis del codice penale che prevede pene dai 6 ai 12 anni di carcere. Pene più severe sono delineate all’articolo 600 che riguarda la riduzione in schiavitù o “in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali”).
Al vaglio degli inquirenti la posizione di decine e decine di altri uomini, molti purtroppo, almeno una cinquantina, indagati perché sarebbero stati “clienti” (per loro si prefigura il reato di atti sessuali con minorenni a pagamento, con pene previsti da sei mesi a tre anni). Al lavoro i carabinieri coordinati dalla procura del tribunale dei minori di Bologna.
I fatti risalgono al periodo che va dalla metà del 2012 fino alla metà del 2013, in un comune che resta imprecisato per tutelare l’identità della vittima. A farne le spese, come si diceva, una ragazzina di 16 anni che, a quanto pare, per mesi – ma le indagini proseguono anche per stabilire da quanto tempo andava avanti – è stata concessa dalla madre alle voglie di uomini di diversa età e ceto sociale che pagavano la donna per fare sesso con la ragazzina. Alla fine però lo sporco “giro” è stato smascherato grazie all’intervento dei servizi sociali e dei carabinieri.
Le voci di paese sul conto di quella famiglia, madre e figlia che vivevano sole senza che la donna avesse un lavoro, questa volta sono servite per fare emergere il triste e drammatico sfruttamento. In un primo momento le verifiche dei servizi sociali sono avvenute in modo discreto. Poi, venuto alla luce con evidenza il meschino mercato messo in piedi dalla donna, sono stati allertati i carabinieri.
Il loro lavoro è stato difficile e delicato. Per la ragazzina la vita che la madre le stava facendo condurre era diventata la “normalità”. Così davanti alle assistenti sociali che le hanno chiesto conto di quanto accadeva ha persino difeso la donna. Quasi che non si rendesse conto di quanto le stava accadendo. Convinzioni e inconsapevolezza che via via hanno ceduto e, spazzate via le ultime barriere difensive, la giovane ha cominciato a raccontare, facendo emergere tutta la drammatica verità.
All’origine dello sfruttamento le richieste pressanti di un commerciante 50enne che da tempo aveva messo gli occhi sulla ragazzina e che vantava un credito con la madre. «Appianerò tutti i tuoi debiti», ha promesso alla 45enne in cambio di qualche ora da trascorrere con la figlia.
Una “occasione” che, alla fine, la donna si è decisa a non lasciarsi scappare. Di più. Intuendo la facile fonte di guadagno la madre scellerata ha cominciato a tenere una vera e propria agenda di appuntamenti con clienti il cui numero cresceva sempre di più, grazie anche a uno squallido passa parola sulla “disponibilità” della ragazzina.
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