Il cardinal Ruini torna a Reggio per ricordare il vescovo che scomunicò Nicolini
A cinquant'anni dalla morte in cattedrale l'ex vicario del Papa celebrerà la messa assieme all'arcivescovo Ghizzoni e ai vescovi Camisasca e Caprioli per ricordare un protagonista del dopoguerra reggiano
REGGIO EMILIA. Il cardinale Camillo Ruini sarà oggi in città per commemorare, a cinquant’anni dalla sua morte, Beniamino Socche, il vescovo di Reggio nel secondo Dopoguerra. Con Ruini, già vescovo ausiliare della nostra diocesi, a concelebrare la messa in Cattedrale, ci saranno anche il vescovo di Reggio Massimo Camisasca, l’arcivescovo di Ravenna, il reggiano Lorenzo Ghizzoni e il vescovo emerito della nostra Diocesi, Adriano Caprioli.
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L’annuncio della commemorazione arriva con un comunicato della Diocesi: «Il vescovo Massimo Camisasca ha invitato il cardinale Camillo Ruini, che durante l’episcopato Socche è stato docente di filosofia in Seminario e assistente dei Laureati cattolici, a presiedere oggi alle 18.30 in Cattedrale la solenne concelebrazione eucaristica in occasione del 50° anniversario della nascita al cielo del vescovo Beniamino».
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Poi il comunicato della Curia prosegue tratteggiando la vita “pastorale” del vescovo: «Pio XII - si legge nella nota - lo aveva chiamato dalla diocesi di Cesena a succedere a monsignor Eduardo Brettoni, spentosi nel novembre 1945".
"Nato a Vicenza nel 1890, Socche fu ordinato sacerdote nel 1913. Il suo motto era “In virtute pax”. In diocesi fece costruire il nuovo Seminario, la Mensa per i poveri in Vescovado e volle che nascesse il settimanale cattolico “La Libertà”, ordinando durante il suo lungo episcopato quasi 200 sacerdoti. Monsignor Socche - prosegue la nota - si distinse altresì per la grande devozione mariana e per la valorizzazione del laicato cattolico".
Ma il punto controverso della biografia di monsignor Socche è un altro. Era lui a guidare la diocesi quando un commando di tre partigiani, a guerra già finita uccise il parroco di San Martino Piccolo di Correggio, don Umberto Pessina.
«Fu un pastore intrepido - si legge nella nota della Curia - vigoroso nel difendere il clero e i fedeli dai pericoli del socialismo reale e del materialismo. È rimasto memorabile il suo “Basta!” pronunciato dopo l’ assassinio di don Umberto Pessina, il 18 giugno 1946».
I fatti però dicono anche che per quel delittofu incarcerato e condannato ingiustamente Germano Nicolini, l'ex sindaco di Correggio, il "Partigiano Diavolo", decorato di medaglia d'argento al valor militare per la sua lotta contro il nazifascismo.
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Nei confronti della figura del vescovo Beniamino, Nicolini non può certo unirsi al coro di coloro che lo celebrano. Soltanto due anni fa, all'indomani di un applauditissimo discorso dal palco delle celebrazioni del 25 aprile, intervistato dalla Gazzetta, il partigiano Diavolo non andò certo per il sottile a proposito di Socche - che lo scomunicò ritenendolo l'autore dell'omicidio del parroco di San Martino Piccolo - non fu affatto tenero:
«Quella scomunica fu l'ultimo atto di un personaggio cattivo, l'iniziatore della mia persecuzione" disse Nicolini alla Gazzetta. E all'intervistatore che gli faceva notare come la scomunica fosse "per gli assassini di don Pessina", Nicolini aveva replicato duro: All'epoca, quel personaggio aveva scomunicato tutti i comunisti e tutti i cattolici che avevano collaborato con i comunisti".
Non basta: a proposito di chi, anche in ambito cattolico, negli anni scorsi aveva avanzato addirittura un'altra istanza di riabilitazione - dopo quella giudiziaria, arrivata solo a metà anni 90 - ovvero la revoca della scomunica impartita da Socche a Nicolini, l'anziano ex sindaco di Correggio era stato ancora più tranchant: "Sa cosa le dico? Io in paradiso ci andrò, e quel personaggio non lo troverò".
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