«Incompleto il restauro della Rocca di Minozzo»
Villa Minozzo: Giuliano Corsi critica i lavori di consolidamento allo storico edificio «Si parla di una cerimonia d’inaugurazione ma i lavori di recupero sono monchi»
VILLA MINOZZO. «Se si chiude così, il consolidamento della Rocca di Minozzo è di fatto incompleto e questo ci preoccupa molto».
A porre nuovamente l’attenzione sulla situazione di questo importante monumento di epoca matildica, il più importante rimasto nella zona del crinale, è Giuliano Corsi, che sulla storia di Minozzo ha scritto anche alcuni volumi.
«Si parla già di una cerimonia di inaugurazione per il completamento dei lavori sulla rocca – afferma Corsi – ma ci sono opere di recupero non ancora effettuate e relative al versante nord e parzialmente al versante ovest dell’antico torrione. Il sindaco Luigi Fiocchi, nel corso della seduta del consiglio comunale relativamente alla gestione della Rocca, con affidamento della stessa alla locale Pro loco, ha detto che “i lavori alla Rocca di Minozzo sono terminati e ci si avvale comunque della collaborazione dell’Architetto Cervi”. Un’affermazione che, se soppesata, evidenzia una situazione abbastanza grave».
Prosegue Corsi: «Nel 2010 e nel 2013 il Comune aveva richiesto dei fondi indicando come obiettivi progettuali, sottoscritti dal direttore dei lavori di recupero, Giuliano Cervi, il recupero dei versanti nord e ovest, ad oggi non ancora recuperati, e la “realizzazione di una copertura”, una tettoia per proteggere il complesso monumentale dagli agenti atmosferici, e di un sistema museale finalizzato a un organico percorso didattico. Ora invece si arriva alla sospensione definitiva delle opere di recupero, anche in discordanza con quanto inserito nei programmi elettorali, relativamente alla Rocca di Minozzo».
Conclude lo studioso minozzese: «Se davvero malauguratamente le opere relative al recupero della Rocca non venissero completate, dopo ben venti anni più che travagliati dal loro inizio, e dopo la riscoperta di molti ambienti e di reperti archeologici ceramici e monetali anche di notevole pregio, si potrebbe già scrivere di un recupero monco, per un buon terzo della sua memoria storica non messo in luce, e incongruo, soprattutto per la sua incompleta messa in sicurezza, relativa ai versanti non recuperati e alla sommità, nonostante le prescrizioni al riguardo più volte espresse dalla Soprintendenza ai Monumenti dell’Emilia ed anche della prefettura di Reggio».
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