Otto anni fa i colpi di pistola e tre morti il far west in una causa di separazione
La mattina del 17 ottobre 2007, nel corso di un'udienza della causa di separazione, il marito di Vjosa, Clirim Fejzo estrasse una pistola e fece fuoco sulla donna e sul fratello di lei
REGGIO EMILIA. Il 17 ottobre del 2007 resta una giornata che difficilmente Reggio potrà dimenticare. Nell'aula 6 del tribunale era in programma un'udienza preliminare di separazione. Una delle tante, dove coniugi non ancora ex si incontrato, e sovente si scontrato, per porre fine a quel contratto che doveva essere per la vita che è il matrimonio.
Era ciò che anche Clirim Fejzo, albanese 40enne di professione lattoniere, era stato chiamato a fare. Ma in aula mentre era in attesa accanto alle figlie di 12 e 16 anni, estrasse dal giubbotto una pistola. Poi come una furia iniziò a sparare. Colpi mirati i suoi: il primo diretto al legale della donna, ferita in modo non grave, il secondo alla moglie, poi verso il cognato che aveva tentato di disarmarlo.
Il tutto alle 10.50, davanti alla decina di persone tra avvocati, dipendenti del tribunale e le due operatrici che seguivano la donna e che in quel momento affollavano l'aula al primo piano del palazzo di giustizia. Non riuscì a sottrarsi ai colpi Vjosa Demcolli, la moglie 37enne dell'artigiano che da dieci mesi era fuggita dall'abitazione di famiglia.
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Con fredda lucidità, l'uomo sparò anche verso l'avvocato della donna, Giovanna Fava. Quel proiettile, diretto al cuore del legale che assisteva la moglie nella contrastata causa di separazione, per fortuna si fermò a pochi centimetri dall'obiettivo. La pallottola infatti trapassò la spalla dell'avvocato reggiano causandole la frattura della clavicola. Il fratello di Vjosa, il 32enne Arjan Demcolli, tentò di disarmare il cognato, ma per tutta risposta venne colpito a morte.
La furia omicida di Clirim Fejzo sembrava non dover finire mai. Dopo aver freddato il cognato, tornò in aula pronto a colpire ancora la moglie, a terra e ancora viva: morì in seguito. Gli spari, però, intanto, avevano allarmato due poliziotti che avevano appena scortato in tribunale alcune persone arrestate il giorno precedente, Stefano Marcaccioli e Fabio Stella. Con loro si sono avvicinati all'aula anche i due carabinieri, cui è affidato il compito di presidiare il palazzo di giustizia.
Quando entrarono i poliziotti, uno dei carabinieri aveva già sparato verso l'omicida che però riuscì a evitare il colpo. Non fu così per quelli che esplosero i due agenti verso il killer, uccidendolo. Ma nello scontro a fuoco Marcaccioli si beccò una pallottola al ginocchio.
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