Cocaina e festini a luci rosse nei guai pizzaiolo e un trans
REGGIO EMILIA. Un trans e un pizzaiolo – entrambi quasi cinquantenni – sono finiti nei guai per spaccio di cocaina. Il sostituto procuratore Giulia Stignani è arrivato sulle loro tracce partendo da...
REGGIO EMILIA. Un trans e un pizzaiolo – entrambi quasi cinquantenni – sono finiti nei guai per spaccio di cocaina.
Il sostituto procuratore Giulia Stignani è arrivato sulle loro tracce partendo da un’inchiesta del luglio scorso (di tutt’altra natura), in cui erano maturati dei sospetti su un “giro” di polvere bianca.
Determinanti le intercettazioni telefoniche effettuate dalla polizia che hanno portato ad individuare chi vendeva illegalmente dosi di cocaina.
Per entrambi il pm Stignani aveva chiesto la misura cautelare in carcere, ma il gip Antonella Pini Bentivoglio ha ritenuto di applicare “solo” l’obbligo di firma per i due accusati di spaccio di stupefacenti.
Ieri mattina, in tribunale, entrambi gli indagati hanno affrontato l’interrogatorio di garanzia. Il pizzaiolo – difeso dall’avvocato Costantino Diana (studio Cataliotti) – s’è avvalso della facolta di non rispondere: per chi indaga, avrebbe ceduto tre grammi di cocaina.
Diverso l’atteggiamento, in aula, del transessuale (assistito dall’avvocato Vainer Burani), che ha voluto rispondere alle domande del gip Pini Bentivoglio. Ha spiegato di avere dei “clienti affezionati” che, in certe occasioni a luci rosse, gli chiedono l’uso di cocaina. Richieste che il trans riesce a soddisfare mettendoli in contatto con chi la “polvere bianca” la spaccia. Tre gli episodi attorno cui si è concentrato l’interrogatorio di garanzia.
Una vicenda che gli inquirenti inquadrano come la classica attività illegale di chi, cocainomane, cerca di pagarsi il vizio vendendo a sua volta la droga. Chiusi gli interrogatori, le indagini ora si avviano alla conclusione.
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