Il bosco si trasforma in memoria storica legata all’Olocausto
Correggio: domani l’apertura della mostra "La selva oscura" nell'anniversario della liberazione del campo di Auschwitz
CORREGGIO. E' l'unico evento reggiano e uno dei sette italiani ad essere inserito nella piattaforma www.70.auschwitz.org, realizzata dal Memorial and Museum Auschwitz-Birkenau, come punto di riferimento ufficiale delle celebrazioni del 70° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. E’ “La selva oscura”, la mostra curata dalla gallerista, storica e critica d’arte reggiana Margherita Fontanesi, che da domani sarà aperta al pubblico nelle sale del museo “Il Correggio”. Una collettiva con opere miste, dalla fotografia all'olio su tela, di 16 artisti che indagano il significato del bosco applicato alla memoria storica. E proprio per ricordare la liberazione del campo e le vittime dell’Olocausto, e in vista della “Giornata della Memoria”, la mostra metterà a confronto artisti ebrei (e non) che esploreranno il significato e il tema della Shoah fornendo una interpretazione artistica personale, a seconda della cultura di appartenenza.
Ed è così che il bosco, rivisto in tutte le sue sfaccettature, assume in ogni opera un significato diverso: di nido e protezione, di ribellione e resistenza, di solitudine e sradicamento, ma anche di speranza e voglia di ricominciare. Come fa Alessandro Bazan, che con il suo bosco riprende il concetto di resistenza nell'atto di rifugiarsi nelle foreste, o Hyena che, con gli alberi, racconta lo sradicamento dalle radici e dalle tradizioni o, ancora, come Giorgio Linda e Am Israel Chai che, invece, hanno curato la somiglianza tra uomo e albero in termini di forza, flessibilità e sopravvivenza.
Se è vero che il punto di partenza su cui tutti gli artisti hanno lavorato è sempre lo stesso (la Shoah e la memoria), è anche vero che la mostra porta lo spettatore a ripensare la Storia su vari livelli e a mettere in cor- relazione il trinomio Uomo-Albero- Shoah. Non è un caso, quindi, che il fil rouge di questa mostra – supportata dalla più antica organizzazione ecologica del mondo, la Kkl Italia Onlus (Keren Kayemeth LeIsrael) – sia l'albero. La tradizione ebraica, infatti, vuole che il bosco sia strettamente legato alla memoria, ed è una tradizione piantare alberi (o interi boschi) per ricordare le vittime della Shoah e i “Giusti”, cioè i non ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista. Ed ecco che allora anche l'arte dà il suo contributo alla causa e, anziché in terra, gli artisti della collettiva correggese imprimono sulla tela i propri alberi, non solo a ricordo e omaggio delle vittime, ma anche come punto di partenza per una riflessione approfondita. Il risultato è un insieme variegato di opere mirate a far riflettere sull'Olocausto – ma anche su tutta l'esistenza umana – per fare ricerca storica e, soprattutto, per non dimenticare. L’esposizione, che ha il patrocinio della Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia e della Federazione Italia-Israele, avrà anche un momento di inaugurazione ufficiale, alla presenza della curatrice, previsto domenica alle 17.
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