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Ranieri, tracce di fuliggine dentro i polmoni

di Elisa Pederzoli
Ranieri, tracce di fuliggine dentro i polmoni

Morto carbonizzato: l’autopsia chiarisce che era vivo quando è finito nel fuoco. Attese le analisi tossicologiche

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RUBIERA. C’erano tracce di fuliggine nei polmoni di Andrea Ranieri, il 40enne di Rubiera trovato senza vita domenica in un casolare di Fontana, avvolto da fiamme che sono stati gli stessi carabinieri a spegnere. E’ un primo importante dato che emerge dall’esame autoptico, fatto eseguire dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani nell’inchiesta aperta in procura per fare luce su una morte tragica. Vuol dire che l’uomo, che era scomparso da casa da circa un mese, era vivo quando è stato avvolto dalle fiamme.

L’altro elemento, che emerge da una prima relazione del medico legale incaricato degli accertamenti, è che le fratture riscontrate sul corpo, specie nella parte del bacino, sembrano essere compatibili con l’effetto del fuoco sul corpo.

Si tratta di evidenze importanti, che vanno nella direzione del suicidio come causa della morte. E che si uniscono agli altri elementi che fanno propendere verso questa direzione: i messaggi sul telefono e gli scritti autografi ritrovati nell’auto, in cui l’uomo dichiarava la volontà di farla finita. Appuntando dettagli di vita personali e famigliari che solo lui, pensano gli inquirenti, poteva sapere e dunque scrivere con tanta precisione.

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Tuttavia, ci sono altri risultati da attendere. Oltre alla disamina completa dell’esame autoptico, decisivo sarà anche vedere cosa emergerà dalle analisi tossicologiche: quelle che chiariranno se l’uomo, quando è stato avvolto dalle fiamme, era o non era sotto l’effetto di qualche sostanza.

Inoltre, in mano al Ris dei carabinieri ci sono anche alcuni reperti di plastica ritrovati nella zona del rogo: potrebbero essere riconducibili a un contenitore di plastica in cui, forse, era contenuto un accelerante, utilizzato da chi ha appiccato il fuoco per alimentare l’incendio.

L’inchiesta comunque è stata aperta ipotizzando l’omicidio. Un passaggio fondamentale per consentire tutta una serie di accertamenti che una morte tanto tragica impone di effettuare.

Andrea Ranieri aveva lasciato casa lo scorso 8 dicembre. La famiglia lo aveva cercato, mobilitando anche i carabinieri. Una pattuglia dell’Arma lo aveva anche rintracciato. Ma di fronte alle domande dei militari, l’uomo aveva rivendicato il diritto di stare per conto suo.

Gli investigatori coordinati dal magistrato Pantani vogliono comunque capire, ora, con chi si intrattenesse. Con chi avesse parlato prima di morire. E se fosse con qualcuno in quel casolare quando il fuoco è stato appiccato. Chiarire se eventualmente qualcuno lo abbia aiutato.

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