Gazzetta di Reggio

Reggio

Rimpatriata per i 50 anni del Montecchio

di Alessandro Zelioli

La storia dell’Unione sportiva ricordata a Casa Cavezzi con storici dirigenti, ex allenatori e giocatori

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MONTECCHIO. Una festa per pochi, ma che ha fatto riaccendere l’entusiasmo verso il calcio di Montecchio. Questa la sintesi dell’incontro che si è svolto a Casa Cavezzi, organizzato dall’associazione culturale Vicedomini-Cavezzi, che ha voluto celebrare i 50 anni dell’Unione Sportiva Montecchio. Tra il pubblico, dirigenti, ex allenatori e giocatori, con grandi storie e aneddoti da raccontare in un pomeriggio che ha consentito di rivivere i fasti di una società nata nel 1964 e capace di riportare il calcio a Montecchio dopo oltre trent’anni di inattività dal fallimento della Speme (che fu la prima società a disputare campionati ufficiali). A salutare i presenti ci ha pensato Iris Giglioli, ex sindaco di Montecchio, che ha legato molte delle sue opere montecchiesi alla società giallorossa. Assieme alla Giglioli, Azio Minardi che ha avuto l’idea di raccogliere storiche foto in bianco e nero.

Franco Boni ha parlato della Speme (Società Polisportiva Enotria Montecchio Emilia) fondata il 3 gennaio 1924 all’interno del Teatro Zacconi, che elesse come presidente l’allora medico condotto del paese, il dottor Luigi Fochi. Quella società fece esordire giovanissimo il talentuoso Lino Notari, attaccante dotato di numeri eccezionali, che però non sbocciò a causa del tifo, che lo fece morire a 18 anni nel novembre di quell’anno.

Dopo la Speme a Montecchio il calcio visse solo a livello amatoriale con amichevoli in giro per la provincia e qualche torneo locale. Una prima rinascita vi fu nel dopoguerra quando venne fondata la squadra del Fronte della Gioventù (costituita da ex partigiani) che vinse per due anni consecutivi il campionato provinciale omonimo (1947 e 1948).

In quel Montecchio giocava Titti Montanari, una leggenda del calcio giallorosso, che rappresenta anche il calciatore che ha raggiunto i livelli più alti con una carriera che lo ha portato anche in serie A con la maglia del Venezia oltre a cinque anni con la Reggiana (dal 1949 al 1953).

Quei successi rinnovarono il fuoco della competizione nel paese che costituì l’Associazione Calcio Montecchio anche se, per disputare il campionato di Seconda divisione, dovette cercarsi un impianto di gioco perché il Notari venne ceduto al Comune che vi costruì scuole elementari e palestra.

Nel 1964, come detto, venne fondata l’Unione Sportiva Montecchio, grazie al grande spirito di Lino Giglioli detto Fidegh che in questa società ha rivestito tutti i ruoli, e Ilario Gabbi che sono gli unici tra i soci fondatori ancora in vita. Gabbi insignito del Premio Coni per meriti sportivi e Fidegh, che ha vinto il Seminatore d'oro per essere il Ferguson di Montecchio (ha allenato ininterrottamente dal 1964 al 1991) "mangiando più presidenti che panettoni" come ha ricordato l'attuale presidente Claudio Dosi _ ruolo che ricopre da ben 17 anni, il più longevo nella stanza dei bottoni giallorossi. Legato a Fidegh e alla sua carriera di dirigente, è l’aneddoto che ha portato a Montecchio l’ex attaccante Airone Polo che è tutt’ora il bomber giallorosso più prolifico: 103 gol in tre campionati e una cessione da record per l’epoca. Fidegh, infatti, cedette al Carpi l'attaccante per due milioni di lire, realizzando con quell'incasso, la tribuna che ancora campeggia al Notari.

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