Studente reggiano inventa il “domopak” commestibile
Scandiano: Riccardo De Leo premiato a Uppsala, in Svezia: «Oltre agli alimenti, potremo mangiare anche la pellicola»
SCANDIANO. Fra non molto tempo, oltre a consumare gli alimenti che compreremo al supermarket, mangeremo pure la pellicola protettiva che li avvolge. Questo perché le future plastiche destinate al food packaging (gli imballaggi del cibo, tra cui quelli noti con il marchio commerciale Domopak) saranno commestibili e addirittura utili per le fibre che potranno contenere.
I benefici saranno doppi perché, oltre al miglioramento della qualità e della sicurezza alimentare, avremo vantaggi per l’ambiente, dal momento che i “film” con cui saranno avvolti i cibi saranno del tutto bio-edibili e quindi non produrranno più scarti inquinanti, eliminando di conseguenza anche il delicato e costoso problema del loro smaltimento.
Di tutto ciò dà conto una interessante ricerca dello studente universitario reggiano Riccardo De Leo (è nato a Scandiano nel maggio 1990) che per gli studi svolti è stato premiato nella città di Uppsala, in Svezia, nel corso del congresso internazionale organizzato dalla European federation of food science and technology.
La tesi di Riccardo De Leo, che si è laureato in Biologia all’Università di Modena e Reggio e oggi frequenta la scuola di dottorato in Scienze, tecnologie e biotecnologie agro-alimentari sempre ad Unimore, riveste un particolare rilievo se si considera che le tradizionali pellicole in plastica – questa sì che non sono assolutamente commestibili – ammontano ogni anno a quasi 630 mila tonnellate e comportano costi rilevanti sia per la produzione che per l’eliminazione al termine del loro impiego.
«Le analisi sviluppate presso l’ateneo reggiano e condensate nel lavoro di tesi di Riccardo De Leo – afferma il professor Andrea Pulvirenti, che è docente del corso di laurea in Scienze e tecnologie agrarie e degli alimenti – sono state fondamentali per ottenere un packaging che può essere consumato come un cibo e diventa quindi competitivo con quello tradizionale. Il riciclaggio del “food waste” permetterebbe una riduzione dei costi ed assicurerebbe una eco-sostenibilità che la plastica non può garantire. Inoltre, l’utilizzo di sostanze antimicrobiche servirà ad accrescere la durata dei prodotti freschi ed a renderli più sicuri per la salute umana. Ecco perché diventa auspicabile un sollecito impiego dei nuovi rivestimenti».
«La ricerca biochimica – completa il discorso Riccardo De Leo – è servita per incrementare le proprietà fisiche del film protettivo: elasticità, trasmittanza e riduzione di permeabilità rispetto ai fluidi. I test antimicrobici in vitro hanno testato la reale funzionalità sui principali patogeni ed alteranti alimentari, tra cui batteri, lieviti e muffe. I film fino ad ora ottenuti mostrano una compatibilità completa con l’ambiente in quanto biodegradabili al 100%. Essendo edibili, potrebbero essere addirittura ingeriti contemporaneamente all’alimento senza alcun danno per l‘organismo, che ne trarrebbe benefici».
Sono state verificate anche la trasparenza – per consentire la visibilità dell’alimento contenuto – e l’impermeabilità all’acqua e all’ossigeno, in modo da evitare scambi con l’ambiente.
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