«Il vescovo Beniamino fermò la strage dei preti»
Poca gente in Cattedrale per la commemorazione del vescovo Socche Il cardinal Ruini: «Fu un pastore di grande fede e coraggio, uomo del suo tempo»
REGGIO EMILIA. Cinquant’anni sono tanti, forse troppi, anche per una figura forte e altrettanto controversa come quella del vescovo di Reggio Beniamino Socche di cui ieri in Cattedrale è stato ricordato il 50° anniversario della morte con una celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Camillo Ruini assieme al vescovo di Reggio Massimo Camisasca il vescovo emerito Adriano Caprioli e l’arcivescovo di Ravenna il reggiano Lorenzo Ghizzoni. Davanti a circa 150 persone, tra cui non figurava alcun esponente politico reggiano di spicco del passato e del presente, è stato proprio il cardinale Camillo Ruini a tracciarne un breve ricordo. Tenendo in mano il pastorale di Beniamino Socche (che Ruini ha ricevuto in dono quando divenne vescovo), nella sua omelia il cardinale è partito proprio dall’uccisione di don Umberto Pessina (avvenuta il 18 giugno del 1946) e il suo “Basta” pronunciato in Cattedrale, per sottolineare come il nuovo vescovo si sia mostrato all’altezza del difficile compito. «Le sue parole _ ha detto _ scandite in cattedrale e accompagnate dal battito del pastorale sul pavimento hanno rappresentato lo spartiacque, arrestando lo stillicidio delle morti di sacerdoti. Parole forti che hanno avuto vasta eco in Italia e all’estero, in difesa della fede dal comunismo ateo e materialista che voleva cancellare la libertà, la fede e la verità». Poi il cardinale reggiano ha ricordato l’eredità lasciata da Socche alla diocesi, dal seminario, alla fondazione del settimanale La Libertà «perché la diocesi avesse una voce pubblica», alla costruzione di chiese e oratori in periferia, alla mensa del vescovo e al rilancio dell’ azione cattolica che al momento della sua morte nel 1965 contava a Reggio 33mila iscritti e la sua testimonianza di fede visitando tutte le parrocchie reggiane. Ruini non ha però sottaciuto, pur senza esprimere giudizi, «che proprio per il suo forte temperamento, sostenuto da altrettanta fede, Beniamino Socche, che aveva un forte senso dell’obbedienza e pretendeva obbedienza anche dai suoi parroci. E proprio per questo suo temperamento, quella del vescovo Socche è stata «una figura che a Reggio a trovato anche difficoltà e incomprensioni». Che ha spiegato sottolineando come Beniamino Socche «sia stato un uomo del suo tempo, socialmente, politicamente, culturalmente ed ecumenicamente molto lontano dal nostro. E per questo forse alcuni suoi atteggiamenti appaiono oggi anacronistici».
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