Irreperibili, tremila persone di cui a Reggio Emilia si sono perse le tracce
Dai dati dell’anagrafe comunale sono 2.816 i cittadini di cui non si hanno notizie sulla residenza
Per 680 casi si tratta di cinesi. Il questore: «Fenomeno da tenere d’occhio, si rischia la speculazione»
REGGIO EMILIA. Il Comune li ha cercati ma non li ha mai trovati. Residenti sui quali, al termine di una serie di controlli, viene dichiarato lo stato irreperibilità. Nell’ultimo anno, soltanto nella nostra città sono stati 2.816 i cittadini sui quali il Comune ha avviato accertamenti anagrafici di questo tipo: persone che, pur essendo iscritte regolarmente all'anagrafe non abitano più all’indirizzo registrato, delle quali non si conosce dove vivano attualmente.
LA MAPPA. Cercando la nazionalità è possibile zoommare sui Paesi di provenienza degli irreperibili.
Irreperibili. Dei 2.816 residenti in fase di accertamento, solo 581 sono italiani. Il resto, invece, è rappresentato da cittadini di origine straniera: 2.235 persone di cui si sono perse completamente le tracce. Su tutti, i cittadini di nazionalità cinese, che da soli contano 680 procedure avviate. Seguono a ruota i cittadini di origine egiziana, con 254 accertamenti per irreperibilità, di origine marocchina (222), tunisina (178) e algerina (108). Fra i Paesi europei, invece, sono soprattutto i residenti di origine rumena quelli di cui si perdono maggiormente le notizie, con 97 casi.
Cambi di residenza non dichiarati, cambi di città, cambi di nazione. Al Comune spetta esclusivamente il compito di accertamento anagrafico, per un fenomeno che tuttavia apre il campo a diverse considerazioni. Anche in termini di sicurezza. «Per questi casi vengono disposti controlli all’indirizzo, sia d'ufficio che su segnalazioni provenienti da altre amministrazioni o cittadini, ed in caso di esito negativo il soggetto viene indicato nella banca dati anagrafica come soggetto in accertamento», fanno sapere dal Comune. Dopo il terzo controllo in un anno, per queste persone scatta la cancellazione dall’anagrafe cittadina.
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«Non possiamo fare discriminazioni etniche», afferma il questore Isabella Fusiello, precisando che sul caso degli irreperibili di origine cinese «non si può intervenire in un modo, intervenendo poi in un altro nei confronti di un’altra etnia». Per Fusiello, «l’accertamento dell’effettiva residenza rappresenta sempre un problema: molte sono le persone che hanno perso lavoro nella città di provenienza, non possono sostenere le spese e chiedono aiuto magari a connazionali, che danno loro ospitalità». Un metodo, questo, sufficiente anche per ottenere il permesso di soggiorno, aprendo tuttavia potenzialmente la strada a situazioni limite, già riscontrate in diversi quartieri della città. Come in zona stazione, ad esempio, dove periodicamente emergono casi di appartamenti nei quali vivono decine di persone.
IL GRAFICO. Le prime 20 nazionalità degli irreperibili a Reggio
«Questo non rappresenta un fenomeno nuovo – avverte Fusiello – ma bisogna prestarci molta attenzione perché potrebbe esserci chi ci specula dietro. È questo uno dei rischi principali. Bisogna vedere se chi presta una dichiarazione di ospitalità lo fa con lo spirito di chi vuole aiutare o lo fa perché magari dietro c’è qualche richiesta di denaro, e quindi un qualche profitto. In questo caso c’è dietro un vero sfruttamento».
Ma cosa spinge oltre duemila stranieri a far perdere le proprie tracce? «Credo che questo fenomeno sia dovuto al fatto che molti lasciano l’Italia per trasferirsi in luoghi più attraenti da un punto di vista del lavoro. Altri tornano nei loro Paesi di origine», spiega Marco Aicardi, coordinatore della Dimora d'Abramo, la cooperativa nata a Reggio nel 1988, la prima, in Italia, ad occuparsi d'immigrazione. Per Aicardi, «è questa l’unica spiegazione di buon senso da dare al fenomeno»: «I migranti con cui noi lavoriamo però sono persone con cui si creano relazioni - aggiunge Aicardi – quindi tentano di diventare più stabili».
È per questo che, secondo il coordinatore della Dimora di Abramo, nelle loro attività non ci sono riscontri di questo fenomeno. «Secondo me si tratta di soggetti che hanno trovato lavoro altrove – aggiunge – E bisogna considerare che anche per i cittadini italiani ci sono grandi numeri. È un fenomeno dettato dal fatto che la crisi sposta le persone in migrazioni interne e esterne, nelle quali l’attrattività delle grandi città diventa un elemento rilevante».
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