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«Daniele è morto in un Opg da denuncia»

«Daniele è morto in un Opg da denuncia»

Soffocato dal cibo in cella: il cappellano lancia l’allarme sul degrado della struttura. Il pm valuta l’operato del medico

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REGGIO EMILIA. Ha conosciuto il giovane (Daniele De Luca) morto per soffocamento all’ospedale psichiatrico giudiziario e non vuole entrare nello specifico dell’inchiesta in corso, ma una cosa il cappellano dell’opg (don Daniele Simonazzi) la vuole dire e con forza: «Daniele è morto perché è una situazione da denuncia!».

A queste parole fa seguito una descrizione allucinante di quanto avviene nella struttura restrittiva : il 70% dei servizi igienici è incrostato, tubature in evidente degrado, vestiti sporchi, vetri mai puliti, mancano detersivi e saponi, viene servito il cibo nei piatti sporchi del giorno prima, per non parlare di un ricoverato senza gambe che mangia per terra («Come i cani...»). Il perché è presto detto: «Manca coordinamento fra la parte amministrativa e quella sanitaria dell’opg – spiega il sacerdote – con accuse reciproche. Dei cinque settori in cui è diviso l’opg, uno è seguito dagli agenti penitenziari, gli altri quattro dall’Ausl. Eppure non ho mai visto i dirigenti dell’Ausl venire a vedere di persona cosa accade nella struttura. Il 50% delle celle fanno schifo! Ma tanto prima o poi lo chiudono... E, senza risorse, si va avanti grazie alla buona volontà degli operatori, ma c’è tanta frustrazione fra il personale».

Tempo fa i ricoverati erano arrivati a 320, ora sono 142 e questa riduzione ha almeno attenuato, anche se di poco, i problemi. Ed è in questo “inferno” decritto da don Daniele Simonazzi che è maturata la morte di Daniele De Luca, romano di 29 anni affetto da schizofrenia paranoide, deceduto in cella il 12 gennaio 2013 soffocato da un pezzo di bistecca. Come spiega il legale della famiglia, l'avvocato Flavio Rossi Albertini: «Daniele viene notato riverso a terra dentro la sua cella da personale dell'Opg e medici che sono quel giorno in struttura perché si stanno recando da un altro internato. Gli praticano le prime manovre rianimatorie. Poi, chiedono l'intervento del 118». Fu il personale medico di Reggio Soccorso a rilevare che Daniele aveva un primo pezzo di carne in bocca e a rimuoverlo. Poi, nonostante i tentativi di rianimazione, il 29enne morì. E' stato l'esame autoptico a chiarire le cause del decesso: asfissia. E il medico legale incaricato dalla procura (Barbara Collini), a rilevare e a rimuovere in sede di autopsia un «bolo carneo in regione sovraglottica»: un pezzo di carne, dunque, la bistecca del pasto appena consegnato, di dimensioni 10 centimetri per 6. L’inchiesta – per omicidio colposo – non è stata archiviata, come disposto dal gip Angela Baraldi: ora il pm Valentina Salvi sta facendo accertamenti per capire se il medico della struttura abbia o meno segnalato che per De Luca – pressoché senza denti – fosse necessaria una dieta speciale, adeguata alle sue condizioni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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