«Le cause civili le chiuderemo in tre anni»
L’impegno preso dal presidente Caruso a partire dal 2016: «A Reggio si lavora, i tweet di Renzi sono un oltraggio»
REGGIO EMILIA. Ai tweet del premier Matteo Renzi – che ha a dir poco punzecchiato in questi mesi i magistrati sulla lentezza della giustizia, preannunciando drastici tagli alle ferie – la sottosezione reggiana dell’Anm, compatta, ha ieri risposto per le rime nel “Porte aperte in tribunale”.
Dati e valutazioni, per mostrare ai cittadini presenti che hanno poi visitato il tribunale (per la verità pochini rispetto ai molti addetti ai lavori, ndr) che a Reggio non tira aria di “fannulloni”, ma si fanno i miracoli nonostante complicate condizioni di lavoro.
Chi prende decisamente di petto la situazione è il presidente del tribunale, che mette ben in fila quelli che ritiene i veri mali della giustizia: «Gli attacchi via twetter sono un oltraggio, siamo professionisti seri – rimarca Francesco Caruso – e la giustizia funzionante non so se piaccia al potere politico... L’arretrato in ambito civilistico? I magistrati e gli operatori del diritto (avvocati, cancellieri) sono in prima linea affinché si svolti e ci stiamo riuscendo, nonostante che il processo telematico sia un baraccone ingestibile: programma obsoleto, mancanza di tecnici informatici. Pensate se il sistema bancario fosse in queste condizioni... C’è anche bisogno che vengano rispettate le norme che fronteggiano la criminalità organizzata, una presenza sempre più invasiva».
Poi un altro affondo: «Il tribunale di Reggio – prosegue Caruso – è il quinto in Italia quanto a rapporto magistrato-cittadini (22.500, contro una media nazionale di 11mila), ma come organico è il penultimo del distretto. Il settore civilistico nell’ultimo anno ha definito 1.723 procedimenti ed entro la fine del 2015 saranno azzerate le cause che durano da tre anni, ciò significa che a partire dal 2016 non verranno più pagati indennizzi per non ragionevole durata del processo. In ambito penale c’è un aumento impressionante dei processi e i tempi rapidi sono indispensabili per evitare le prescrizioni, anche se un processo come quello dell’Eternit (tante le vittime reggiane, ndr) è caduto perché la norma è stata scritta nel 1930, quando i primi segnali arriveranno negli anni ’70».
Da parte sua Giorgio Grandinetti – presidente provinciale dell’Anm, nonché procuratore capo a Reggio – parla di «critiche basate sul nulla, visto che le statistiche europee pongono la giustizia italiana ai primi posti, nonostante un sistema giuridico con milioni di controversie che richiederebbe un esercito di addetti».
Ogni pm, a Reggio, deve gestire duemila fascicoli all’anno: «Vi sembra possibile – chiede Grandinetti – che possa essere un carico sopportabile. E a lungo l’organico era addirittura dimezzato!». Il giudice civile Gianluigi Morlini sfata, invece, quelle che definisce «tre leggende metropolitane» in chiave civilistica: processi lumaca da record, giudici che lavorano poco, spreco di risorse.
«Innanzitutto a Reggio non c’è nessun processo in piedi da 10 anni – rimarca – e solo 32 che hanno oltrepassato i 5 anni di durata, a fronte di 10mila cause civili proposte all’anno. La durata media è meno di 6 mesi. La giustizia regge grazie all’abnegazione dei magistrati che affrontano di tutto: il sistema che va in tilt il primo giorno dell’avvio del processo telematico, non c’è l’assistente d’udienza che fa il verbale, codici pagati da noi, una pianta organica rimodulata al ribasso».
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