Gazzetta di Reggio

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«Inevitabile il taglio alla produzione»

di Luigi Vinceti
«Inevitabile il taglio alla produzione»

Alai, presidente del Consorzio, non è preoccupato dalle voci di una fronda: «La politica non mi interessa»

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REGGIO EMILIA. C’è aria di fronda attorno al presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai. Alle schermaglie mai sopite con i vertici Coldiretti ora si aggiungono i malumori dei produttori che, ad esempio, non stanno seguendo le direttive del Consorzio sul taglio della produzione. Sul tavolo, la questione di un avvicendamento di Alai al vertice del Consorzio, finora, nessuno l’ha posta. Ma il fronte che vorrebbe “cambiare verso” cresce di giorno in giorno, anche se Alai sembra non curarsene, preso com’è dalla gestione dei problemi pratici «e non politici» del Consorzio.

Presidente Alai cosa risponde a chi lamenta che i produttori di latte destinato al Parmigiano Reggiano, il primo anello della catena, sono quelli che guadagnano di meno e addirittura ci rimettono di più malgrado il duro lavoro che svolgono?

«Dico che è una sacrosanta verità ed è proprio per difendere il loro impegno e la fatica che compiono che abbiamo proposto un contenimento dei quantitativi prodotti. Ciò ha lo scopo di guidare l'offerta e rilanciare le quotazioni assicurando di conseguenza proprio a loro minori danni e più benefici».

Così facendo incassano però di meno. Soprattutto i contadini dell'area montana sentono in pericolo la loro stessa attività.

«E' un sacrificio contingente che il Consorzio ha dovuto assumere, con senso di responsabilità, proprio per tutelare i produttori. Si tenga conto che fra poco verranno abolite le quote latte e dunque dovremo essere pronti a far fronte alle esigenze imprevedibili del mercato. Se riusciamo a gestire l'offerta potremo agire sulla domanda. Non si tratta di essere tifosi o contrari ad Alai, ma di operazioni necessariamente da compiere».

Quando è stata presentata la proposta riduttiva e come è stata accolta?

«C'è stato un tavolo di discussione attivato nello scorso luglio e l'iniziativa è stata approvata prima in Consiglio di amministrazione poi in assemblea. Vorrei ricordare che progetti di contenimento delle quote prodotte sono stati già adottati da altri Consorzi come quello dell'Asiago, del Grana Padano, del Prosciutto di Parma. A questo proposito mi piace far notare che si tratta di organizzazioni che gestiscono anche l'aspetto mercantile. Nel Consorzio del Parmigiano Reggiano la quota degli allevatori ha un rilievo maggiore rispetto a quelli in cui prevale la componenti industriale. Ecco perché dico che ci siamo attivati con senso di responsabilità avendo ben presente l'importanza del controllo produttivo. Ci stanno a cuore, mi preme sottolinearlo, proprio gli allevatori di montagna, i giovani, i piccoli agricoltori, quelli che sono più deboli perché hanno fatto investimenti. Non sono decisioni che si prendono a cuor leggero: sono scelte meditate».

Pare però che una larga parte di produttori di latte non abbia condiviso queste scelte.

«Credo che ci sia stata soprattutto indifferenza, non reazione contraria: certe sensibilità vanno maturate. Si tenga fra l'altro conto che nel nostro ambito l'un per cento dei produttori vale il 10% del totale e che cinque-sei grandi allevatori pesano tanto come altri 500. La composizione è eterogenea, così come l'adesione alle decisioni».

Il prossimo 31 gennaio, in quel di Soragna, mentre festeggerete gli 80 anni di attività del Consorzio, parlerete anche di questi temi?

«Me lo auguro di cuore. Spero non si parli di politica ma di interessi economici. La presenza del Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina potrà essere uno stimolo ad entrare nel cuore dei problemi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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