Moschea di via Gioia, per il Tar è irregolare
L'assessore Pratissoli comunica in consiglio comunale la sentenza emessa dai giudici amministrativi. Il comune prende tempo e fa proseguire le attività di culto
REGGIO EMILIA I locali della moschea di via Gioia a Reggio Emilia non sono conformi alle attività di culto che vi si svolgono, e dovranno essere ripristinati secondo l'originaria destinazione d'uso dell'edificio. Lo ha stabilito il Tar, con una sentenza arrivata a cavallo di fine anno, e comunicata questa sera in consiglio comunale dall'assessore all'urbanistica Alex Pratissoli, in replica ad un'interpellanza del capogruppo di Forza Italia Giuseppe Pagliani.
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La comunità islamica si era rivolta al tribunale amministrativo contro i rilievi urbanistici mossi dal comune, presentando ricorso contro Piazza Prampolini, al contrario di quanto fatto per i locali di via piccard, anche questi sede di preghiera degli islamici, che avevano invece deciso di adeguarsi alle prescrizioni. I controlli effettuati in via Gobellino 14 a Masone, terza moschea cittadina, non hanno invece rilevato nessun luogo per le funzioni di culto.
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Riguardo alle difformità negli usi effettivi dei fabbricati di via Gioia, che di fatto avevano assunto le funzioni di luogo per il culto, Pratissoli spiega che «non sono previste sanzioni pecuniarie: l'esborso economico è circoscritto ai lavori per il ripristino della situazione precedente o, qualora fosse possibile, ai costi legati al cambio di destinazione d'uso». Aperto invece il fronte della prosecuzione delle attività religiose che, almeno per il momento, non dovrebbero essere interrotte. Lo garantisce il sindaco Luca Vecchi spiegando che «insieme alla fondazione Mondoinsieme abbiamo tracciato un percorso per condividere le scelte e riassorbire situazioni di irregolarità».
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L'assessore alla Città Internazionale Serena Foracchia rimanda eventuali sviluppo alla data dell'esecutività della sentenza del Tar. La strada di uno sfratto della comunità islamica, del resto, risulta impraticabile in quanto proprietaria dei locali della moschea. Intanto il comune di Reggio «essendoci assoluta consapevolezza della complessità in termini di impatto sociale ed urbanistico che questi ed altri luoghi di culto generano sul territorio», ha avviato in la mappatura di tutti gli edifici che ospitano funzioni per il culto diverse da quelli legati alla chiesa cattolica.
Per quanto riguarda invece i luoghi di culto esistenti, non censiti negli strumenti urbanistici vigenti, Pratissoli spiega che «sempre a dicembre è stato varato un percorso di confronto con le associazioni e di verifica dell'attività svolta nei luoghi di aggregazione predisponendo, con l'ausilio della fondazione Mondinsieme, un documento da sottoporre alla compilazione dei diversi referenti delle associazioni che rilevi le caratteristiche preminenti dell'attività svolta nelle sedi, il collegato numero di persone che partecipano e gli orari delle attività».
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Il comune e la fondazione, «oltre a presentare la scheda alle associazioni, stanno accompagnando le realtà alla compilarla attraverso la presenza di operatori, funzionale ad assicurare la completa compilazione dei testi oltre che a visitare le sedi». Le associazioni saranno infine «accompagnate attraverso un percorso formativo a conoscere il corretto iter amministrativo da seguire per potere costituirsi come associazione religiosa ed insediarsi in spazi correttamente deputati a tale funzione»
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