«Abbattuto il 70% dei capi, i soldi per i risarcimenti»
CASTELNOVO MONTI. Ad esprimere alcune precisazioni rispetto all’intervento delle associazioni ambientaliste sulla “mattanza” dei cervi e di altre specie selvatiche in montagna, è il presidente dell’At...
CASTELNOVO MONTI. Ad esprimere alcune precisazioni rispetto all’intervento delle associazioni ambientaliste sulla “mattanza” dei cervi e di altre specie selvatiche in montagna, è il presidente dell’Atc 4 montagna, Ferruccio Silvetti, che puntualizza i dati forniti da Wwf, Amici della Terra e Legambiente Val d’Enza. «Quando le associazioni parlano del numero di animali “massacrati”, va detto che, per quanto riguarda le volpi il dato è relativo all’intera provincia, e per quanto riguarda le altre specie all’intero territorio delle due Atc 3 e 4, quindi sia collina che montagna. I numeri forniti poi non indicano animali effettivamente abbattuti, bensì assegnati: in realtà sulla base di queste assegnazioni si arriva ogni anno ad abbattere tra il 60 ed il 75% di tali capi».
Entrando nello specifico del piano di abbattimento per quanto riguarda i cervi, Silvetti aggiunge: «E’ il terzo anno che si fa la caccia al cervo: dopo la reintroduzione diversi anni fa, ormai la popolazione in Appennino si è radicata e si espande ogni anno: con gli abbattimenti effettuati negli ultimi anni, la popolazione è stata mantenuta stabile, visto che ogni anno crescerebbe di circa un 20%. I danni all’agricoltura da parte di questa specie ci sono e sono regolarmente segnalati, tanto che, da quando è stata aperta la caccia a questa specie, non vengono più rimborsati dalla Provincia ma dall’Atc. Ci sono stati anni in cui i rimborsi sono arrivati anche a 70 mila euro». Conclude Silvetti: «La gestione del cervo che viene portata avanti a Reggio è la stessa che viene condotta in tutti gli Acater (Areale Cervo Appenninico Toscana Emilia Romagna) della nostra regione, quindi anche nell’area di competenza di Bologna e Forlì, ed i contributi richiesti ai cacciatori per l’abbattimento dei cervi sono gli stessi. Viene criticato il fatto che attorno a questo tipo di caccia vi siano degli interessi economici di pochi: in realtà basta chiedere ad un qualunque ristoratore o albergatore del crinale quale importanza e che tipo di incoming turistico porti la caccia agli ungulati, specie in mesi come gennaio, febbraio e marzo che solitamente non vedono molto “giro” nelle nostre zone. Per quanto riguarda l’utilizzo da parte di Atc di questi fondi, in primis ci sono i rimborsi per i danni agli agricoltori, poi quello che rimane, come è stato fatto anche lo scorso anno, viene destinato in beneficenza su progetti ed attività sociali sul territorio». (l.t.)
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