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E li chiamano Opg: manicomi criminali, il caso di Reggio Emilia

E li chiamano Opg: manicomi criminali, il caso di Reggio Emilia

Morti sospette, suicidi, situazioni al limite. E l'annunciata chiusura che slitta due volte all'anno

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REGGIO EMILIA. Sono sei gli ospedali psichiatrici giudiziari in Italia, più noti come Opg. Uno dei sei si trova a Reggio Emilia. Da anni, si parla della chiusura di queste strutture, del tutto inadeguate a gestire in modo adeguato i reclusi. A fine marzo ci sarà l'ennesima scadenza e, con ogni probabilità, l'ennesimo rinvio.Una volta chiusi, i "manicomi criminali" - perché di questo si tratta - dovrebbero lasciate spazio alle Rems, residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza. Ogni Regione è chiamata a creare e gestire le proprie Rems, per gestire in loco gli ex reclusi. I quali, di fatto, passano dal ministero della Giustizia a quello della Salute, dallo Stato alle Regioni. Una serie di gravissimi fatti accaduti all'Opg di Reggio Emilia ha riacceso i riflettori su questa vergogna d'Italia, che qui proviamo a raccontarvi.

MUORE ALL'OPG DI REGGIO SOFFOCATO DA UNA BISTECCA

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"E’ da due anni che mio figlio è morto. Io aspetto ancora di sapere la verità e che venga fatta giustizia». Michele De Luca, 52 anni, è il padre di Daniele: un ragazzo di 29 anni di Roma quartiere Tor Bella Monaca, internato all’Opg di Reggio e morto in cella il 12 gennaio 2013 soffocato da un pezzo di bistecca.

E’ una storia dolorosa quella che racconta l’uomo. La storia di un padre e di una madre, che per anni hanno dovuto fare i conti con la difficile malattia del figlio: una schizofrenia paranoide che era capace di farlo diventare violento, aggressivo. Una lotta quotidiana che li aveva esasperati al punto che un giorno la donna, all’ennesima aggressione, aveva denunciato il figlio per maltrattamenti. Sperando che potesse essere quello un modo per salvarlo. E’ questa la vicenda giudiziaria che lo fece invece finire in comunità e ospedali psichiatrici da un capo all’altro dell’Italia, fino al suo arrivo, nell’ottobre 2012, all’Opg di Reggio. I genitori però non lo abbandonarono mai.

«Lo venivamo a trovare spesso. L’ultima volta, il giorno prima della Befana» confida il padre. Quel maledetto 12 gennaio 2013, però, successe qualcosa. E’ il legale della famiglia, l’avvocato Flavio Rossi Albertini, a raccontare: «Daniele viene notato riverso a terra dentro la sua cella da personale dell’Opg e medici che sono quel giorno in struttura perché si stanno recando da un altro internato. Gli praticano le prime manovre rianimatorie. Poi, chiedono l’intervento del 118».

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Fu il personale medico di Reggio Soccorso a rilevare che Daniele aveva un primo pezzo di carne in bocca e a rimuoverlo. Poi, nonostante i tentativi di rianimazione, il 29enne morì. E’ stato l’esame autoptico a chiarire le cause del decesso: asfissia. E il medico legale incaricato dalla procura, la dottoressa Barbara Collini, a rilevare e a rimuovere in sede di autopsia un «bolo carneo in regione sovraglottica»: un pezzo di carne, dunque, la bistecca del pasto appena consegnato, di dimensioni 10 centimetri per 6.

L’inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti, coordinata dal sostituto procuratore Valentina Salvi, un anno fa è arrivata a una richiesta di archiviazione. A cui, però, il legale della famiglia si è opposta. «Per noi esistono invece più profili di responsabilità» evidenzia l’avvocato Rossi Albertini.

A partire da una questione: la dieta alimentare riservata a Daniele. «Il giovane era quasi completamente senza denti e i farmaci che prendeva provocano ovviamente problemi alla masticazione e alla deglutizione – fa notare – Una bistecca evidentemente non era adatta alla sua condizione. E le “Linee guida nazionale per la ristorazione ospedaliera ed assistenziale” riportano che in caso di pazienti con disturbi del genere è necessario prevedere a cibi adeguati». In modo, dunque, che non rischino di soffocare solo per colpa di un grosso pezzo di bistecca.

Ma la famiglia attraverso una approfondita relazione redatta dal perito di parte, il dottor Natale Mario di Luca, espone dubbi anche sulla correttezza delle manovre di soccorso prestate al giovane. «Come è possibile che non si siano accorti di un pezzo di carne in gola di quelle dimensioni? Senza la sua rimozione ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano: non passava aria. Noi riteniamo che non tutto sia stato svolto correttamente» conclude Rossi Albertini.

Il giudice per le indagini preliminari, un anno fa, ha respinto l’archiviazione rimandando al pubblico ministero ulteriori accertamenti: chiarire chi dovesse decidere la dieta alimentare dell’internato, un approfondimento sulle linee guida alimentari e ha chiesto di sentire il personale del 118 intervenuto. «Ho pensato anche di venire a Reggio, di incatenarmi. Son due anni che aspettiamo la verità. Per Daniele e per gli altri ragazzi internati» conclude il padre.

IL VIDEO-DENUNCIA: DENTRO I MANICOMI

IL CAPPELLANO: "QUEL RAGAZZO E' MORTO PERCHE' ABBIAMO UN OPG DA DENUNCIA"

Le dichiarazioni di don Daniele Simonazzi dopo il caso del giovane recluso morto soffocato da un pezzo di carne

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REGGIO EMILIA Ha conosciuto il giovane (Daniele De Luca) morto per soffocamento all’ospedale psichiatrico giudiziario e non vuole entrare nello specifico dell’inchiesta in corso, ma una cosa il cappellano dell’Ppg don Daniele Simonazzi la vuole dire e con forza: «Daniele è morto perché è una situazione da denuncia!».
A queste parole fa seguito una descrizione allucinante di quanto avviene nella struttura restrittiva : il 70% dei servizi igienici è incrostato, tubature in evidente degrado, vestiti sporchi, vetri mai puliti, mancano detersivi e saponi, viene servito il cibo nei piatti sporchi del giorno prima, per non parlare di un ricoverato senza gambe che mangia per terra («Come i cani...»).

Il perché è presto detto: «Manca coordinamento fra la parte amministrativa e quella sanitaria dell’opg – spiega il sacerdote – con accuse reciproche. Dei cinque settori in cui è diviso l’opg, uno è seguito dagli agenti penitenziari, gli altri quattro dall’Ausl. Eppure non ho mai visto i dirigenti dell’Ausl venire a vedere di persona cosa accade nella struttura. Il 50% delle celle fanno schifo! Ma tanto prima o poi lo chiudono... E, senza risorse, si va avanti grazie alla buona volontà degli operatori, ma c’è tanta frustrazione fra il personale».

Tempo fa i ricoverati erano arrivati a 320, ora sono 142 e questa riduzione ha almeno attenuato, anche se di poco, i problemi. Ed è in questo “inferno” decritto da don Daniele Simonazzi che è maturata la morte di Daniele De Luca, romano di 29 anni affetto da schizofrenia paranoide, deceduto in cella il 12 gennaio 2013 soffocato da un pezzo di bistecca. Come spiega il legale della famiglia, l'avvocato Flavio Rossi Albertini: «Daniele viene notato riverso a terra dentro la sua cella da personale dell'Opg e medici che sono quel giorno in struttura perché si stanno recando da un altro internato. Gli praticano le prime manovre rianimatorie. Poi, chiedono l'intervento del 118».

Fu il personale medico di Reggio Soccorso a rilevare che Daniele aveva un primo pezzo di carne in bocca e a rimuoverlo. Poi, nonostante i tentativi di rianimazione, il 29enne morì. E' stato l'esame autoptico a chiarire le cause del decesso: asfissia. E il medico legale incaricato dalla procura (Barbara Collini), a rilevare e a rimuovere in sede di autopsia un «bolo carneo in regione sovraglottica»: un pezzo di carne, dunque, la bistecca del pasto appena consegnato, di dimensioni 10 centimetri per 6. L’inchiesta – per omicidio colposo – non è stata archiviata, come disposto dal gip Angela Baraldi: ora il pm Valentina Salvi sta facendo accertamenti per capire se il medico della struttura abbia o meno segnalato che per De Luca – pressoché senza denti – fosse necessaria una dieta speciale, adeguata alle sue condizioni.

MANICOMI LAGER, IL DEGRADO DELLE STRUTTURE

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Ecco, dal sito dell'Espresso. le immagini scattate dai componenti della commissione d'inchiesta del Senato sul SSN negli ospedali pschiatrici giudiziari di Napoli, Montelupo Fiorentino e Reggio Emilia. Fotografie che documentano in maniera inequivocabile le condizioni di degrado di stutture che dovrebbero servire alla riabilitazione dei malati psichici e che invece equivalgono ai manicomi aboliti dalla legge Basaglia del 1978

«OPG, STRUTTURA INADEGUATA ALLA CURA»

L’Ausl dopo la notizia dell’inchiesta sul 29enne morto soffocato: «Le carenze logistiche sono di competenza del carcere»

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«L’Opg è una struttura di tipo penitenziario completamente inadeguata alla cura di persone affette da malattia mentale, nonostante l’impegno dei professionisti che vi lavorano. Per quanto attiene alle carenze logistiche, strutturali e alberghiere ribadiamo che l'Azienda Usl non solo non ha il mandato per intervenire ma neanche la discrezionalità per farlo, trattandosi di interventi di stretta competenza della amministrazione carceraria».

E’ una presa di posizione netta quella che arriva dall’Azienda Usl sull’Opg di Reggio. Una reazione sollecitata anche dalla storia di Daniele De Luca: il ragazzo romano di 29 anni internato nella struttura di via Settembrini e morto due anni fa soffocato da una bistecca. Un caso sul quale è aperta un’inchiesta in procura e che aveva portato il sacerdote dell’Opg, don Daniele Simonazzi, a parole dure sull’inadeguatezza della struttura.

"Nel 2008, un cambiamento legislativo ha affidato al Servizio Sanitario Regionale la responsabilità sanitaria degli Opg mentre sono rimaste all’amministrazione penitenziaria tutte le competenze logistiche, amministrative e di custodia – chiarisce in una nota l’Ausl – Da allora l’impegno della Regione e dell’Azienda USL di Reggio per migliorare le condizioni di vita dei degenti e per riqualificare l’assistenza è stato massimo. Ci stupisce pertanto che si affermi il disinteresse dei dirigenti dell'Azienda Usl che al contrario garantiscono una presenza costante nella struttura.

"Come dimostrano dati oggettivi di facile riscontro, questo impegno si è tradotto nel forte potenziamento dell’organico sanitario, nel miglioramento della qualità dell’assistenza, in un grande lavoro di dimissione e nella riduzione del sovraffollamento (i pazienti che erano più di 300, oggi sono 142), nell’apertura di 4 reparti su 5 (ciò significa che i pazienti, a differenza di prima, non sono ristretti nelle celle ma liberi di muoversi all’interno del reparto stesso), nell’abolizione della contenzione meccanica (di cui prima veniva fatto un uso massiccio). Ciononostante, le contraddizioni di una struttura deputata alla cura, ma ospitata in un istituto di pena non sono sanabili che con il suo superamento».

Da qui il percorso legislativo per arrivare alle Rems, residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza. «Il 31 marzo 2015 è la data prevista dalla Legge 81 per il superamento degli Opg. La Regione Emilia Romagna si sta attrezzando per riuscire: sarà possibile quando tutte le regioni italiane garantiranno quanto previsto, cioè quando saranno in grado di accogliere i loro pazienti».

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Sul tema interviene anche la parlamentare del Pd, Vanna Iori. «Condivido le parole del ministro Orlando sulla necessità di non rinviare ulteriormente la chiusura degli Opg: è fondamentale per vari motivi, a partire dalla necessità di considerare l’internato come una persona da riabilitare, fisicamente e psicologicamente, e non come un oggetto abbandonato a se stesso, come purtroppo avviene in molti Opg fatiscenti, caratterizzati da condizioni umane e igieniche al limite della decenza» sono le parole della deputata membro della Commissione Giustizia.

E conclude: «La vicenda che ha coinvolto Daniele De Luca nell’Opg di Reggio non può farci rimanere inermi».

OPG DI REGGIO EMILIA, DENTRO UNA CELLA UN ALTRO SUICIDIO

Un ricoverato si è impiccato usando una maglia. Malorni del SAPPE: «Situazione al limite»

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Risale a pochi giorni fa un altro tragico evento dentro delle mura dell’Opg: il suicidio di un internato, un italiano cinquantenne. Per farlo, ha atteso che le guardie si allontanassero dalla sua cella, dove era recluso da solo. Quindi, si è sfilato la maglietta – un oggetto personale chiaramente consentito – la strappata per riuscire a creare una sorta di cappio, con il quale ha deciso di farla finita sulle sbarre.

Un evento tragico in un contesto doloroso come quello dell’Opg, dove malattia mentale si mescola a storie di reati spesso violenti, spesso contro la persona. E dove la rinascita è difficile. E il mondo esterno troppo lontano.

«Noi continuiamo a ribadire la necessità di creare una stanza di decompressione, priva di suppellettili, imbottita. Per evitare il peggio e fare attività di prevenzione». A parlare è Michele Malorni del sindacato degli agenti penitenziari Sappe. Che pone l’attenzione su una questione che appare sempre più confermata e ineludibile: «Non si può pagaragonare un Opg a un ospedale. Non si può paragonare una cella a una stanza di ricovero. Qui le stanze sono di cemento armato. Qualche tempo fa avevamo avuto un caso di un internato che continuava a sbattere la testa contro il muro. Gesti di autolesionismo che è difficile contenere».

E sul punto, torna alla carica con un’altra richiesta che da tempo arriva a gran voce dagli agenti: quella del letto di contenzione. «Non si capisce perché in un reparto di Diagnosi e cura sia consentito e qui no. Eppure, sarebbe meno disumano che tenere fermo a terra un internato fisicamente quando dà in escandescenza piuttosto che poterlo contenere in un letto». Anche Malorni conferma la loro posizione per un superamento dell’Opg così come è ora. Ma la strada sembra essere ancora lunga.

LA REGIONE: "NOI SIAMO PRONTI"

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A seguito dei nostri articoli, ecco un'importante dichiarazione da parte di Andrea Rossi, sottosegretario alla presidenza della Regione

"La Regione Emilia-Romagna è pronta a chiudere l’Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia e a rispettare, quindi, il termine del 31 marzo 2015 fissato dalla legge nazionale. Entro quella data i pazienti per i quali non sono previste le dimissioni saranno trasferiti, come prevede la legge, nelle cosiddette Rems, le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza attualmente situate nell’azienda Ausl di Bologna e Parma, in attesa del completamento dei lavori della struttura di Reggio Emilia.

In questi giorni sono già stati attivati i contatti con le altre Regioni, che dovranno farsi carico dei pazienti non residenti in Emilia-Romagna e attualmente ospitati a Reggio”. Dei 143 ospiti presenti all’Opg di Reggio Emilia,  di cui 48 detenuti e 95 internati sulla base della legge 9 del 2012, solo 23 internati sono residenti in Emilia-Romagna. Un tasso di presenze in relazione alla residenza tra i più bassi in Italia: è pertanto una parte minoritaria quella che, per competenze territoriali, dovrà rimanere in regione all’indomani della chiusura della struttura".

I SEI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI IN ITALIA

IL GARANTE DEI DETENUTI: MOLTO MEGLIO, MA QUI FA TROPPO FREDDO

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"Lunedì 29 dicembre 2014, Desi Bruno, Garante regionale delle persone private della libertà personale, si è recata agli Istituti penali di Reggio Emilia; nella visita, è stata accompagnata dal direttore, Paolo Madonna, da personale della Polizia penitenziaria, e ha effettuato colloqui con i detenuti.

Dopo la significativa riduzione del numero delle presenze, non si ravvisa alcun profilo di sovraffollamento: risultano essere presenti 296 persone all’interno delle due strutture: 146 (164 in carico), presso l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (OPG) e 150 (5 le donne) presso la Casa circondariale; fra questi ultimi, 98 sono i condannati in via definitiva, 26 tra gli ammessi al lavoro all’esterno e in regime di semilibertà.

Appaiono migliorate le condizioni igienico-sanitarie e strutturali del carcere: una carenza in passato più volte segnalata (sia nei rapporti semestrali a cura dell’Ausl di Reggio Emilia, che direttamente dalla Garante). Sono stati effettuati già da diversi mesi i lavori di riparazione del tetto al fine di eliminare le infiltrazioni di acqua dal soffitto in alcune sezioni detentive, anche se permangono zone ancora interessate da infiltrazioni.

Permane la criticità relativa al funzionamento dell’impianto di riscaldamento, già segnalata dalla Garante lo scorso inverno: si è potuta constatare una temperatura insufficiente in alcuni spazi detentivi, nonostante, a più riprese, e ciclicamente negli anni, tanto la Direzione  abbia segnalato i disservizi alla ditta appaltatrice delle fornitura dell’energia termica ed elettrica (che pilota l’impianto a distanza, da Vicenza), quanto il Provveditorato regionale abbia richiamato agli obblighi contrattuali la ditta, invitandola a garantire i 20 gradi negli ambienti interni.

Sono stati visitati gli spazi del magazzino destinato al deposito delle merci, che stanno venendo riqualificati con il lavoro dei detenuti. Sono risultati particolarmente idonei gli ambienti della sezione detentiva in cui sono collocati gli ammessi al lavoro all’esterno e i semiliberi. In generale, la struttura offre particolari potenzialità, in termini di spazi, che potrebbero essere pienamente valorizzati con il coinvolgimento di progetti imprenditoriali: in questo senso è annunciato l’imminente avvio di una lavorazione interna, grazie ad una cooperativa sociale, con l’impiego iniziale di 3 detenuti in attività lavorative. Di notevole ampiezza è l’area agricola, ma, allo stato, limitatamente utilizzata per carenza di risorse. In questo senso la Garante intende sensibilizzare imprenditori agricoli per la definizione di un progetto che possa valorizzare i terreni a disposizione.

Con riferimento all’OPG, con un numero decisamente alto di ricoverati, anche in relazione all’imminente data prevista per la chiusura - 31 marzo 2015 – l’ufficio del Garante sottolinea un duplice dato: la presenza di 14 detenuti condannati in cui l’infermità di mente è sopravvenuta durante l’esecuzione della pena (nella previsione del processo di superamento dei manicomi giudiziari, dovranno essere ospitati nelle apposite sezioni di cura e riabilitazione, una volta create presso gli istituti di pena); e la presenza di 5 persone in osservazione psichiatrica provenienti da regioni esterne al bacino d’utenza previsto (Emilia-Romagna, Marche, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Province di Bolzano e Trento), con i detenuti delle carceri regionali che, in caso di necessità di osservazione psichiatrica, vengono inviati presso la Casa Circondariale di Piacenza, con equipe medico-specialistica dell’Ausl di Piacenza.

Per rendere plausibile la chiusura della struttura entro il 31 marzo 2015, la Garante torna a segnalare la necessità di porre freno agli ingressi delle persone provenienti da altre regioni, e di favorire i programmi di dimissione dall’OPG, con la presa in carico da parte dei servizi sanitari territorialmente competenti.

Grazie ad una puntuale definizione operativa di progetti fra direzione del carcere ed enti locali (in particolare, i Comuni di Reggio Emilia e di Albinea), un buon numero di detenuti risulta essere impiegato in lavori di pubblica utilità all’esterno del carcere, in attività che vanno dalla manutenzione degli alloggi dell’edilizia residenziale pubblica, alla manutenzione dei cimiteri e del verde pubblico. Ai detenuti che prestano la loro attività a favore della collettività viene corrisposta una somma a titolo di rimborso spese.

STOPOPG: PER L'ABOLIZIONE DEGLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI

Tra coloro che si battono per la chiusura degli Opg c'è il forum StopOpg, chre raggruppa un vasto numero di enti, associazioni, Fondazioni e sindacati che si riconoscono in questa lettera appello:

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Gli OPG rappresentano un vero e proprio oltraggio alla coscienza civile del nostro Paese, per le condizioni aberranti in cui versano 1.500 nostri concittadini, 350 dei quali potrebbero uscirne fin da ora. L'Ospedale Psichiatrico Giudiziario è istituto inaccettabile per la sua natura, per il suo mandato, per la incongrua legislazione che lo sostiene, per le sue modalità di funzionamento, le sue regole organizzative, la sua gestione. La sua persistenza è frutto di obsolete concezioni della malattia mentale e del sapere psichiatrico, ma soprattutto di una catena di pratiche omissive, mancate assunzioni di responsabilità e inappropriati comportamenti a differenti livelli.


Al VI Forum salute mentale - Aversa gennaio 2011 - abbiamo denunciato le omissioni e la mancata assunzione di responsabilità da parte dei decisori politici (Governo e Regioni), delle Aziende sanitarie locali e di molti Dipartimenti di Salute Mentale.

Ciò è ancor più grave a 3 anni dalla emanazione del DPCM 1.4.2008 - che dispone la presa in carico degli internati negli OPG da parte dei Dipartimenti - e dopo le sentenze della Corte Costituzionale, del 2003 e 2004, che hanno spalancato possibilità di trattamenti alternativi all’OPG in ogni fase. Riteniamo sia improcrastinabile porre fine allo scandalo degli OPG e che sia possibile farlo all’interno dell’attuale normativa. Perché, come afferma la nostra Costituzione, ”la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

I DETENUTI NELLE CARCERI ITALIANE: INFOGRAFICA

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