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CASALGRANDE

Il bimbo malato "salva" la famiglia dallo sfratto esecutivo

di Adriano Arati
Il bimbo malato "salva" la famiglia dallo sfratto esecutivo

Intervengono anche i militanti di Casa Pound a difesa della famiglia in crisi. Il sindaco Alberto Vaccari: «Tutte le proposte fatte sono state rifiutate ma non lasceremo soli mamma e figlio»

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CASALGRANDE. Uno sfratto bloccato per la malattia di un bimbo, fra discussioni e prese di posizioni politiche. Giornata turbolenta quella di ieri a Casalgrande, dove stava per essere attuato uno sfratto a una famiglia residente in un condominio in paese, formata da marito 56enne, moglie e figlio di 10 anni. A questo provvedimento si è arrivati dopo il mancato pagamento di diverse rate dell’affitto.

Gli incaricati dell’operazione si sono trovati di fronte un gruppo di militanti di Casa Pound, una delle principali sigle dell’estrema destra italiana contemporanea, arrivati a dar manforte a un altro militante di destra, ma soprattutto di fronte alle cattive condizioni di salute il bimbo. Il piccolo era malato e in assenza di un ufficiale sanitario che potesse certificare se il bambino potesse essere trasferito e abbandonare la casa, l’intervento di sgombero è stato fermato.

Solo per ora, a quanto pare, perché fra entro alcune settimane lo sfratto esecutivo verrà ripetuto, probabilmente con la convocazione di agenti di pubblica sicurezza.

Una vicenda purtroppo sempre più ordinaria, quella di una famiglia che paga le difficoltà generalizzate trovandosi senza lavoro e poi nell’impossibilità di mantenere la propria residenza. In questo caso pare inasprite dalle tensioni che fisiologicamente tendono a nascere fra gli inquilini e il proprietario dell’immobile, frizioni che hanno impedito anche di poter accedere ai sostegni pubblici per chi si trova in ritardo con gli affitti.

Per procedere in questa operazione è necessaria la disponibilità di entrambe le parti, che in questo caso non era stata trovata. La storia assume anche una forte connotazione politica, perché al momento dello sfratto sono intervenuti alcuni militanti di CasaPound, informati della situazione dal 56enne padre di famiglia, storico esponente dell’estrema destra nella vallata della val Secchia. «Ci hanno contattato disperati settimane fa per chiederci aiuto, perché non riuscivano più a pagare l’affitto e poiché il Comune li aveva abbandonati, dopo aver proposto a madre e figlio una soluzione di due settimane in hotel senza nessuna garanzia per il futuro, e al padre di dormire in macchina sin da subito», spiega Pier Paolo Mora, coordinatore regionale di Casa Pound.

Per Mora è «inammissibile che dopo trent’anni di tasse pagate, chi rappresenta lo Stato li metta tutti in mezzo a una strada senza proporgli soluzioni alternative a medio-lungo termine, quando chi sbarca in Italia clandestinamente ha già garantita una serie di diritti».

E ora si chiede l'intervento dell’amministrazione comunale. «A questa famiglia in passato sono state proposte altre soluzioni abitative, ma sono sempre state rifiutate – sottolinea il sindaco di Casalgrande Alberto Vaccari – A ogni modo, la madre e il bambino non sarebbero stati abbandonati, si sarebbe trovata una soluzione per non lasciarli all’aperto».

Vaccari parla poi anche della colorazione politica: «Ho ricevuto tante chiamate su questo caso, da Casa Pound ma anche dal Movimento Sociale Italiano, direttamente da Roma. Noi continuiamo a monitorare la vicenda, ogni famiglia va tutelata e sostenuta. La procedura di sfratto continuerà, e fra qualche settimana, dopo il rinvio per la malattia del bimbo, credo che verrà ripetuta», spiega. «In passato abbiamo cercato il dialogo, con altre proposte per abitare, ma non sono mai state accettate», conclude Vaccari.

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