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Pesci, rischio-disastro dopo la lite

Pesci, rischio-disastro dopo la lite

Guastalla: Fipsas e Ggev senza mezzi propri. Urge l’intervento della Provincia

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GUASTALLA. L’uscita dal comitato interassociativo da parte della Fipsas di Reggio Emilia (Federazione italiana pesca sportiva ed attività subacquee) per la gestione del patrimonio ittico dell'intera provincia – a causa un contenzioso nato all'interno dello stesso comitato con alcuni esponenti delle Ggev – rischia di trasformarsi, nel tempo, in un vero e proprio “disastro ambientale”.

Non c'è solo la questione di recuperare i pesci nei canali di bonifica, a fine estate, quando l’acqua inizierà a scarseggiare imprigionando quintali di pesce destinato a morte sicura, ma c'è anche il ripopolamento delle trote, che dai torrenti di montagna finiscono nelle cosiddette “briglie”, ma che da queste pozze d'acqua che si formano ad ogni cascatella dei torrenti devono essere riportate nei bacini ad alta quota dell'Appennino reggiano. Operazione che di solito inizia ai primi di febbraio. La pesca alle trote infatti si apre l'ultima domenica di marzo.

La Fipsas, in una lettera inviata alla Provincia di Reggio e ai membri del comitato interassociativo, l’8 gennaio scorso, ha dichiarato la propria indisponibilità al rinnovo della convenzione, scaduta il 31 dicembre 2014, per l’attività di recupero e di salvaguardia del patrimonio ittico provinciale che va da Castelnovo Monti fino alla sponda reggiana del Po. In ogni periodo dell’anno, tra ripopolamenti, attività per la stagione ittica e recupero dei pesci nei canali di bonifica, ad inizio autunno c’è molto da fare, ma se questa situazione non verrà risolta con la mediazione dell'amministrazione provinciale si rischierà l'empasse. Fipsas e Ggev, infatti, non hanno mezzi propri.

Quelli che vengono messi a disposizione tra camion e retini li fornisce la Provincia di Reggio. Cosa succederà al patrimonio ittico provinciale se nessuno ne avrà cura? Ad ogni rischio di morìa di pesci, chi interverrà?

Per salvarli non saranno neppure sufficienti le segnalazioni da parte di ambientalisti o pescatori alla Polizia provinciale.

Infine, una precisazione: rispetto all’articolo uscito nei giorni scorsi sulla Gazzetta, le dichiarazioni sulla “permuta” di siluri del Po da parte di un commerciante in cambio di carpe per ripopolare cave e fiumi non sono state fatte dal presidente della Fipsas, Armando Rivi, ma dal vicepresidente Gianni Bonacini. (m.p.)

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