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«Strage di cervi: 269 uccisi. Per qualcuno è un affare»

di Luca Tondelli
«Strage di cervi: 269 uccisi. Per qualcuno è un affare»

Gli ambientalisti chiedono spiegazioni alla Provincia e all’Atc 4: «Prima i progetti di reinserimento nel nostro Appennino, poi la mattanza»

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LIGONCHIO. «Strano e tragico il destino del cervo nel nostro Appennino: prima oggetto di progetti di reinserimento, ora al centro di una mattanza». Un intervento piuttosto critico sulla gestione faunistica del  cervo, il più grande ungulato presente in Appennino, è quello che vede congiunte le associazioni ambientaliste Legambiente Val d'Enza, Amici della Terra e Wwf Reggio Emilia, per voce rispettivamente di Clizia Ferrarini, Rossella Ognibene e Gioacchino Pedrazzoli.

«Nello scorso anno venatorio – spiegano in una nota i tre esponenti delle associazioni ambientaliste – nel nostro Appennino sono stati uccisi 269 cervi. Un numero incredibile che ha sollevato un misto tra stupore e orrore. Orrore che è accresciuto quando ci è stato inviato il "prezziario" della morte di Atc 4, un fiume di sangue accompagnato ad un fiume di soldi: poter uccidere un cervo costa anche migliaia di euro. Denari che non vanno alla Provincia, ma che sembrano rimanere nei bilanci dell'Atc. Orrore che è diventato disgusto quando sui principali social network hanno iniziato ad apparire foto di cacciatori-selettori che si mostrano in pose "trionfalistiche" accanto al povero animale morto e sanguinante, il tutto accompagnato da commenti che non riusciamo a definire».

Proseguono le tre associazioni ambientaliste: «Così si scopre che nel Reggiano c'erano, ora uccisi, esemplari bellissimi di cervo, con palchi da record italiano. A tutt'oggi continuano ad essere uccisi, ammazzati con il benestare dei nostri amministratori».

Proseguono poi gli ambientalisti: «Non importa che a terra ci sia la neve che ostacola i movimenti di questi stupendi animali e che rende le tracce immediatamente individuabili, non importa al selettore-cacciatore e nemmeno al legislatore. Perché nessun politico interviene? Perché lasciare ai volontari l'onere di cercare di capire come funziona "la macchina della strage del cervo"? Magari a nessun politico locale interessa la sorte di centinaia di animali, ma almeno capire come vengono gestiti tutti questi soldi.

"Ed eccoci qui a chiedere alla Provincia di intervenire per fermare le stragi che avvengono nel silenzio dei più, nel nostro territorio: oltre ai 269 cervi, 4.614 caprioli, 1.335 cinghiali, 1.034 volpi. Vogliamo anche sapere come hanno contato i cervi, gira voce che ci sia limitati ad ascoltare il bramito, quindi come avrebbero fatto a non attribuire a più cervi lo stesso bramito? Quanti animali (cervi, daini, caprioli, volpi) si prevede di uccidere in quest'anno venatorio?"

"Ultima nota: nel 1987 la Provincia di Reggio Emilia fa un progetto per reintrodurre nella nostra zona il cervo, così a Ligonchio, nel Valle d'Ozola, vengono costruiti un recinto per l'ambientamento, ricovero e magazzino per il foraggio. Il reinserimento viene fatto in collaborazione con il Parco nazionale dello Stelvio e il costo è di 65 milioni di lire. Soldi spesi bene? Per ora – concludono Clizia Ferrarini, Rossella Ognibene e Gioacchino Pedrazzoli – i cervi non sono usati come elemento di valorizzazione del nostro territorio per attirare turisti, ma come elemento per attrarre uomini armati pronti ad ammazzare".

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