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Dopo l'Opg, camere singole e niente sbarre

di Chiara Cabassa
Dopo l'Opg, camere singole e niente sbarre

Ecco come sarà la nuova struttura dell'Ausl (Rems): trenta posti letto per una superficie di 2.900 metri quadrati

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REGGIO EMILIA. Dagli Opg alle Rems. Dagli ospedali psichiatrici giudiziari alle residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria. Fin qui le definizioni. Il 21 marzo 2013 il Governo aveva approvato la proroga dal 1° aprile 2014 al 31 marzo 2015 del termine per il definitivo superamento degli Opg e della conseguente entrata in funzione delle Rems. L’Emilia Romagna era stata tra le poche Regioni ad essersi portata avanti con i lavori.

L’ex assessore alla Sanità, Carlo Lusenti, il 16 aprile scorso aveva infatti annunciato che il progetto per la Rems già esisteva: sarebbe stata costruita una struttura in un terreno di proprietà dell’Ausl, in comune di Reggio, in una zona agricola. E così sarà. In via Montessori, nell’area occupata fino al giugno scorso dalla società dilettantistica “Tricolore” di tiro a volo, sorgerà la Rems destinata ad ospitare una trentina di pazienti, cioè quelli residenti in Emilia Romagna (vedi grafico).

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E ancora una volta Reggio farà da apripista presentandosi pronta con il progetto pilota messo a punto da un gruppo di operatori coordinati da Gaddo Maria Grassi, direttore del dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell’Ausl di Reggio: il progetto, la cui responsabile è l’ingegnere Simona Vallicelli del servizio tecnico e patrimoniale dell’Ausl, porta la firma di Cairepro e Politecnica. Quanto alla tempistica, ci sono 60 giorni di tempo per la presentazione del progetto esecutivo, quindi partirà la gara che durerà almeno quattro cinque mesi. Tra l’estate e la fine dell’anno saranno affidati i lavori. Che dovrebbero terminare tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017.

A guidarci all’interno di quella che sarà la prima Rems a livello nazionale, sono Gaddo Maria Grassi e Daniela Riccò, direttore sanitario dell’Ausl. «Innanzitutto - precisa Riccò - degli 11,5 milioni di euro stanziati dalla Regione, 6 serviranno alla realizzazione del Rems mentre i rimanenti andranno a potenziare servizi e strutture esistenti. Certo, paghiamo lo scotto di essere i primi, perché in Italia strutture paragonabili alle Rems non esistono». «Dopo l’esperienza dell’Opg - aggiunge Grassi - che ci ha mostrato tutto quello non deve essere, abbiamo creato un nuovo modello guardando a realtà molto strutturate come quelle, per esempio, che sono state realizzate a Londra».

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«Partendo da un presupposto - prosegue Grassi - che è la necessità di andare oltre sia al modello carcerario che a quello manicomiale. Nella consapevolezza che due sono gli aspetti di cui tenere conto: cura e sicurezza. Siamo di fronte a soggetti che hanno commesso reati di diversa natura e quindi abbiamo a che fare con situazioni giuridiche differenti: le misure di sicurezza detentiva sono comunque cosa diversa da una cura per motivi sanitari. Con le Rems si vuole fare un passo avanti: creare strutture che garantiscano un comfort pari a quello delle residenze psichiatriche ma rispondendo a esigenze di sicurezza».

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Apre una parentesi, il direttore sanitario Daniela Riccò, per ricordare che molto è stato fatto anche all’interno dell’Opg: «Quando nel 2008 entrai per la prima volta all’ospedale psichiatrico giudizario, fui colpita al punto che per settimane non riuscii a pensare ad altro. La situazione era tragica. Con il passaggio all’Ausl della parte assistenziale, e di conseguenza l’ingresso di psicologi, psichiatri e operatori sanitari, molte cose sono cambiate. Oggi, quattro reparti su cinque sono aperti e ciò significa che le persone non sono più chiuse 24 ore su 24 in una cella di pochi metri».

Resta ancora da definire come garantire la sicurezza all’interno di una Rems. «La legge - spiega Gaddo Maria Grassi - dice che vigilanza e sicurezza sono di competenza della Prefettura dal momento che non sarà più la polizia penitenziaria ad occuparsene. Nei fatti, all’interno resterà solo il personale sanitario, e il prefetto dovrà occuparsi della sicurezza ma tenendo conto che le forze dell’ordine dovranno restare sul confine perimetrale della struttura».

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Superato il concetto di cella, la Rems si presenterà come una residenza psichiatrica ma con maggiori esigenze di sicurezza. Sorgerà su 2.900 metri quadrati. Trenta saranno le camere singole, ognuna dotata di un letto, armadi, un televisore, un’ampia finestra e un bagno. Due le tipologie di Rems, una da 10 e una da 20 posti letto. Dieci saranno destinati a pazienti ad alta intensità di cura, ma in questa tipologia s’inserisce anche la valutazione diagnostica e un programma di cura che abbia lo scopo di permettere il passaggio ad una struttura a minore intensità. Venti saranno di mantenimento e a vocazione riabilitativa.

Dove ci sarà necessariamente un turn over. All’interno e all’esterno perché, come dicono Grassi e Riccò, «puntiamo sulle Rems ma non dimentichiamo che, dopo la riabilitazione, bisogna puntare sulle residenze psichiatriche e sulle strutture socio-sanitarie che giocano un ruolo fondamentale nel superamento dell’Opg».

ECCO IL PROGETTO DI ACQUE CHIARE

 

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