Gazzetta di Reggio

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«Favorire l’export eliminando i dazi»

di Roberto Fontanili
«Favorire l’export eliminando i dazi»

Questa la ricetta uscita ieri dall’audizione. La senatrice Pignedoli: «Serve un Consorzio più snello e meno accentratore»

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REGGIO EMILIA. Per uscire dalla crisi del Parmigiano Reggiano serve un’operazione a tenaglia. Il Governo deve favorire l’export eliminando dazi, costi e barriere che limitano la commercializzazione sui mercati esteri del Parmigiano Reggiano e dall’altro è necessario un forte impegno al cambiamento da parte del Consorzio di Tutela.

Questi i contenuti emersi al termine dall’audizione di ieri dei vertici del Consorzio di Tutela alla Commissione Agricoltura del Senato sulla situazione di grave crisi in cui versa il comparto. Un doppio confronto nel corso del quale al mattino nella seduta presieduta dalla senatrice reggiana Leana Pignedoli, il presidente del Consorzio Giuseppe Alai accompagnato dal vice presidente e dal direttore Riccardo Deserti ha illustrato le criticità che sta attraversando il settore e i provvedimenti assunti, mentre al pomeriggio è stato affrontato il tema dell’export, con il nostro formaggio che fatica a incrociare la potenziale domanda proveniente da mercati esteri e senza dimenticare la crisi che ha colpito i consumi interni. Una situazione particolarmente difficile a fronte della quale i vertici consortili hanno proposto una riduzione della produzione di 150mila forme l’anno.

Un risultato a cui sarà possibile arrivare solo se tutti i caseifici associati si adegueranno ed è una partita tutt’altro che scontata. Si tratta di una misura però, è stato sottolineato nei diversi interventi dei membri della Commissione che ha una sua ragion d’essere, ma non sarà sufficiente a cambiare gli squilibri che governano il mercato frammentato nell’offerta e concentrato in poche mani nella fase della stagionatura e della commercializzazione.

Una riflessione questa ripresa dalla stessa senatrice Leana Pignedoli che si è poi chiesta «se questo tipo di Consorzio abbia ancora un senso o se non sia divenuto troppo mastodontico, e con molte funzioni accentrate a cui si aggiunge una lenta capacità di decisione rispetto alle dinamiche del mercato e se abbia un senso l’adesione allo stesso Consorzio di produttori e degli stagionatori - industriali che spesso hanno obiettivi tra loro divergenti, in quanto è nella prima fase che si assiste a quella volatilità delle quotazioni che ha messo in crisi i produttori, mentre il prezzo al consumo resta uguale».

Nella seduta pomeridiana oltre ai parlamentari erano presenti anche i rappresentanti delle associazioni dei produttori agricoli e delle centrali cooperative e il tema trattato è stato l’export a partire dal ruolo che le istituzioni possono svolgere per favorire la commercializzazione del nostro formaggio con un occhio particolarmente rivolto agli Usa.

Per questa ragione, spiega Leana Pignedoli, «la trattativa ci deve vedere impegnati per eliminare costi, dazi e le barriere normative che rendono difficoltosa l’esportazione». Rispetto invece alla fase produttiva, per Confindustria ad esempio è necessario mettere in rete i caseifici visto che i mercati privilegiano marchi aziendali. Proprio come avviene nel settore vitivinicolo mentre in quello del nostro formaggio i marchi noti sono quasi una rarità. Così come non è sufficiente puntare sul contenimento della produzione che rischia di scaricare i problemi sul mercato del latte alimentare. Che, ha sottolineato Confcooperative, deve fare i conti con un forte aumento produttivo di latte in tutta Europa che ha fatto crollare i prezzi, con il latte che nel 2014 è sceso da 47 a 35 centesimi al litro. Per cui, conclude Confcooperative, «l’unica strategia resta quella della programmazione produttiva». «Sono soddisfatta - è stato il commento della senatrice reggiana Leana Pignedoli - che sia stato affrontato il tema del Parmigiano Reggiano nella sua complessità per la rilevanza che assume nel made in Itay, in un’audizione che è entrata nel merito dei problemi sottolineando la necessità di accelerare il processo di internazionalizzazione del prodotto e quella di aggiornare e rivedere anche parte del ruolo e delle funzioni del Consorzio di tutela».

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