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Le analisi Arpa sull’acqua Le domande del Comitato

di Silvia Parmeggiani
Le analisi Arpa sull’acqua Le domande del Comitato

Correggio: per il “Ronchi”, la documentazione relativa al 2010-12 è preoccupante «Nel 2013 trovammo batteri oltre il limite consentito. Qual è la situazione oggi?»

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CORREGGIO. «Quelle che mi faccio sono domande da normale cittadino», dice così Mauro Bervini del Comitato Ronchi presentando un nuovo documento: un report Arpa sullo stato delle acque sotterranee relativo al triennio 2010-2012 nel quale sono contenute analisi sullo stato di salute dei corpi idrici dell’Emilia Romagna.

«E' documentazione pubblica che riguarda anche Correggio, le frazioni di Correggio e le zone limitrofe – aggiunge Mauro Bervini – e che evidenzia che la nostra situazione non sembra essere poi così tranquilla».

Nel corposo report messo disposizione da Arpa, infatti, scorrendo i dati e i risultati delle analisi dei tecnici Arpa, almeno per quanto riguarda alcune zone, i risultati sembrano essere tutt'altro che tranquillizzanti. «Leggo dal report che nelle acque di alcune zone della Bassa reggiana ci sono nitrati, diossine, metalli pesanti, fitofarmaci e altre diavolerie. Ora, non essendo un esperto, io vorrei capire: ci sono conseguenze per la salute dei cittadini? Ci sono conseguenze per l'ambiente? Si può fare qualcosa per ridurre queste sostanze? Sono dipese da cause naturali oppure no?»

Domande che Mauro Bervini rivolge direttamente all'amministrazione comunale, a chi ha svolto questi studi ma anche alle altre associazioni ambientaliste che, a suo giudizio, dovrebbero verificare a fondo la questione.

«Mi piacerebbe che questi studi non solo si mettessero online, ma venissero spiegati ai cittadini da persone e tecnici competenti, per capire quali rischi si corrono per la salute e l'ambiente. Da cittadino, non lo nascondo, sono abbastanza preoccupato, anche perché tutti ricorderemo che cosa avevano trovato anni fa nelle acque dei nostri pozzi».

Il riferimento va all'episodio del 2013, quando il comitato fece analizzare dell’acqua di un pozzo in via Fossa Faiella, a Budrio, a circa 70 metri da due impianti biogas in funzione. Le analisi evidenziarono che i valori dei parametri dei batteri coliformi, escherichia coli ed enterococchi intestinali superavano il limite consentito.

«Allora il campione era stato definito non conforme alla normativa vigente in materia di acque destinate all’uso umano, e ci era stato sconsigliato di utilizzare queste acque per irrigare orti privati e coltivazioni. Da allora non è più stato fatto niente. Oggi, noi, diffondendo questo report, vorremmo sensibilizzare i cittadini sul tema ma anche portare le amministrazioni a verificare questi dati; verificare se ci sono conseguenze per noi cittadini e ad aprirsi con noi. Oggi più che mai serve un dialogo su questi temi, ed è opportuno che il Comune approfondisca la questione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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