Muore dopo l’intervento al cuore: otto indagati
Omicidio colposo: nel mirino staff di medici ed infermieri del Santa Maria. Effettuata ieri l’autopsia voluta dal pm Pantani
REGGIO EMILIA. Sono otto gli indagati – fra medici ed infermieri dell’ospedale Santa Maria Nuova – nell’ambito dell’inchiesta che vuole fare chiarezza sulla morte del 64enne Antonio Montalbano, deceduto l’8 gennaio nella struttura sanitaria dopo che il giorno prima era stato operato al cuore.
Sono tutti accusati di omicidio colposo, comunque si tratta di un atto dovuto da parte del sostituto procuratore Maria Rita Pantani, anche perché incombeva l’autopsia, effettuata ieri nel primo pomeriggio al Santa Maria Nuova.
La notifica dell’iscrizione nel registro degli indagati ha permesso agli otto ospedalieri di nominare non solo un avvocato difensore (il legale Franco Mazza) ma anche un consulente tecnico (il medico legale Giorgio Gualandri) e la complessità del caso potrebbe anche portare all’ulteriore nomina di un cardiologo. L’affiancamento di uno specialista delle malattie cardiache potrebbe essere anche la strada che verrà intrapresa dal medico legale Lorenzo Marinelli di Ferrara che ieri ha effettuato l’autopsia (l’esito dell’esame autoptico si conoscerà fra due mesi).
La famiglia Montalbano – che il 10 gennaio aveva formalizzato in procura l’esposto – è ora tutelata dagli avvocati Mauro Intagliata e Francesco Tazzari che hanno nominato a loro volta un perito di parte, il dottor Gambarini. Con quell’esposto i Montalbano (la moglie e tre figli) hanno chiesto che venga fatta luce su quanto accaduto al congiunto dopo il ricovero. Per capire se siano ipotizzabili responsabilità mediche in quanto avvenuto o se invece per il 64enne sia stato fatto tutto quello che si poteva fare per salvargli la vita.
Ma cos’era accaduto in quei giorni d’inizio anno?
Il 7 gennaio Antonio Montalbano – che aveva lavorato come fruttivendolo – si era sentito male nella mattinata al mercato ortofrutticolo di via Cisalpina. Era stato soccorso in prima battuta dalla moglie che si era resa conto subito che il coniuge era in gravi condizioni: faticava a parlare, la vista era più che offuscata. Sul posto era piombata un’ambulanza, da qui il veloce trasferimento del 64enne in ospedale.
Era seguito il ricovero, per un'aritmia cardiaca. Le sue condizioni avevano richiesto un intervento chirurgico per l'impianto di un pacemaker. All'uscita dalla sala operatoria – intorno alle 13.30 – i medici avevano comunicato alla famiglia l'esito positivo dell'operazione. Annunciando anche che sarebbe stato dimesso presto. Il giorno successivo, però, il fruttivendolo – quando si era svegliato – aveva detto di non sentirsi bene e di accusare anche un dolore al braccio sinistro. Nel pomeriggio il quadro si era ulteriormente aggravato, fino al decesso avvenuto alle 17. Una morte su cui il Santa Maria ha voluto subito indagare, tramite un riscontro diagnostico.
«Riteniamo che l’operato dei nostri professionisti – aveva poi commentato l’ospedale – sia stato corretto. Dal nostro riscontro diagnostico è emerso che le cause della morte siano naturali e non correlate all’intervento che è stato svolto». Ma i dubbi alla famiglia del 64enne sono rimasti ed ora sarà un’inchiesta a fare i necessari accertamenti.
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