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Dipendenti del “Mercatone” in agitazione

Dipendenti del “Mercatone” in agitazione

Rubiera: la società ha presentato la richiesta di concordato preventivo, incertezza per l’occupazione

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RUBIERA. Incertezza e paura per il Mercatone Uno. Non sono momenti facili per le decine di dipendenti della sede rubierese del Mercatone Uno, sulla via Emilia. Mercoledì la proprietà della catena, diffusa in tutta Italia, ha presentato al tribunale di Bologna un’istanza per il concordato preventivo, un segnale certo non positivo per il futuro aziendale.

Oltretutto, a pochi mesi di distanza dalla chiusura dei punti vendita dei marchi collegati Tre Stelle e Mercatone Business: anche nel reggiano vi erano state ricadute, e il negozio di Calerno ha cessato l’attività l'anno passato, come conseguenza di questa scelta. Il concordato preventivo è una procedura concorsuale per superare il rischio di crisi aziendale, che la proprietà richiede per trovare in primo luogo un accordo con i creditori; riuscendo a ristrutturare tempi e quantità delle pendenze, si tenta di evitare il fallimento di disegnare un piano imprenditoriale che porti al prosieguo delle attività.

Un cammino non facile, soprattutto pensando alle dimensioni di Mercatone Uno, che a livello italiano conta 3.700 lavoratori e dalle origini appartiene alle famiglie Cenni e Valentini. La società, che ha sede a Imola e quindi ha presentato la richiesta di concordato al tribunale competente per territorio, Bologna, ha parlato di «scelta imposta dal perdurare della crisi e dal continuo calo dei consumi particolarmente grave nel settore dei beni durevoli».

L'obiettivo è «assicurare la continuità aziendale evitando il fallimento, anche se è possibile che il futuro prospetti ridimensionamenti». Ci sarebbero già trattative con altri grandi marchi del settore dell'arredamento, ma nulla di ufficiale. E nessuna comunicazione concreta è arrivata per ora ai dipendenti della sede rubierese. La notizia del concordato, diffusa anche dai media nazionali, è ovviamente nota, ma ai singoli punti vendita non sono giunte informazioni dettagliate, soprattutto sul futuro del personale. Nella situazione attuale, anche nel migliore dei casi si arriverà probabilmente a una riduzione delle maestranze, con il consueto problema della gestione degli ammortizzatori sociali e del sostegno ai lavoratori. Per ora i sindacati hanno dichiarato lo stato di agitazione in tutti i negozi, in attesa di informazioni più precise sul futuro. (adr.ar.)

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