«Il Parco ci aiuti, invece di tirare bordate»
Piccata replica degli operatori turistici al presidente Giovanelli che li aveva invitati ad «adeguarsi» al meteo
COLLAGNA. «I dati di presenze ed economici parlano chiaro: le attività invernali “alternative” a sci e snowboard, pur importanti, muovono numeri che non sono nemmeno paragonabili a quelli che registriamo quando le piste sono aperte. Anziché un invito ad adattarci alle difficoltà climatiche, avremmo preferito dal presidente del Parco Fausto Giovanelli una disponibilità a sostenere chi fa sacrifici enormi per mantenere questo indotto fondamentale».
Così intervengono Marco Giannarelli, della società Park Hotel che gestisce gli impianti di risalita a Cerreto Laghi, e Chicco Ferretti, della Scuola italiana maestri di sci di Cerreto nonché consigliere comunale delegato al Turismo. E lo fanno evidenziando una serie di dati a sostegno di quanto affermano. «Ci sono una serie di parametri che riguardano l’attività sciistica in Regione, forniti dal Collegio regionale dei Maestri di sci e da Federfuni, e che illustrano quanto sia consistente l’indotto che ruota attorno alle piste».
Spiega Ferretti: «Credo sia importate sottolineare a esempio come il 30% degli sciatori abbia tra i 4 e i 14 anni, una clientela dunque che presumibilmente continuerà a fruire delle piste per ancora molti anni. Il 30% di chi scende in pista poi è oggi un praticante dello snowboard, e spesso si tratta di persone che prima non sciavano, quindi un segnale di crescita per l’attrattività delle nostre stazioni. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.10696947:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/01/18/news/gli-operatori-turistici-si-adeguino-al-meteo-1.10696947]]
Nelle stazioni sciistiche emiliano romagnole si contano 184 alberghi, 22 campeggi, 75 ristoranti, 40 noleggi sci, 118 B&B. Su una stagione di 120 giorni, il dato occupazionale indica che sono più di 4900 a livello regionale le persone che lavorano nel settore. Il fatturato degli impianti è di 8,8 milioni, tutto l’indotto si calcola in circa 44 milioni a stagione. Per fare un esempio legato al Cerreto, ci sono 50 ragazzi che fanno i maestri di sci, scegliendo di lavorare e vivere su questo territorio, con coraggio e dedizione. Facendo le debite proporzioni, per l’importanza che la permanenza di giovani ha sul territorio appenninico, credo che pesino come centinaia di lavoratori nel distretto ceramico. E credo che i loro sacrifici andrebbero premiati».
Aggiunge Ferretti: «Le uniche località di Appennino che sono in controtendenza nella nostra regione e non subiscono eccessivo spopolamento e invecchiamento progressivo dei residenti, sono le località sciistiche. Si possono, e credo si debbano proporre tutte le attività alternative che si vuole, ma queste resteranno sempre di “contorno” allo sci, che porta un incoming turistico di tale livello che non è pensabile sostituirlo con le ciaspole o le escursioni».
Su questo aspetto aggiunge Giannarelli: «Basta vedere quello che è successo a Febbio: negli anni in cui la stazione sciistica è stata chiusa, questo ha portato alla chiusura di diverse altre attività in zona, e nonostante si sia provato a offrire delle alternative, il loro risultato è stato veramente bassissimo. Si ricomincia a parlare di Febbio ora che le piste hanno riaperto. E per l’aspetto economico, nel periodo di apertura delle piste dal 28 dicembre al 6 gennaio, abbiamo avuto un fatturato pari a tutta la stagione estiva».
Ma su questi dati, quanto pesa l’ormai cronica intemperanza delle condizioni meteo, che vede inverni spesso con scarse precipitazioni nevose? «È un dato discutibile _ concludono Ferretti e Giannarelli _ i dati ufficiali raccolti da Meteomont indicano che lo scorso anno a Cerreto sono caduti in totale 9 metri di neve, tre anni fa 14 metri. Ci sono, come è sempre stato, anni più o meno nevosi, ma anziché dirci di adattarci, ci aspetteremmo magari un sostegno da parte del Parco: in altre stazioni, come al Corno alle Scale, questo succede. Ad esempio, su alcune piste abbiamo impianti di innevamento artificiale che hanno quasi 15 anni. Impianti più moderni permettono di avere maggiore resa, innevare le piste più rapidamente quando ci sono le condizioni, avere una buona scorta di neve per tenere le piste ad un buon livello, e nel contempo spendere meno in bolletta energetica. Ne abbiamo parlato più volte con Giovanelli, ma finora la risposta che abbiamo ottenuto è che non è questo il mestiere di un Parco. Vorremmo capire meglio allora quali risposte può dare, visto che nel Parco noi ci siamo a pieno titolo e per qualunque intervento dobbiamo chiedere all’Ente i permessi».
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